Perché il tuo avversario non è il tuo nemico

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Vorrei chiarire qui un concetto elementare: senza un avversario non c’è gara e dunque non c’è vittoria. Non c’è merito, né credito, né gloria, né talento. Senza avversari non esistono il calcio e il tennis e la scherma, gli scacchi e la dama, la briscola e il gioco delle bocce, Risiko e Monopoli. Via le Olimpiadi, comprese quelle invernali. Via Sanremo. Via le gare di Formula 1.

GIOCARE UNA PARTITA. In effetti, è solo grazie all’esistenza del tuo avversario che puoi giocare la tua partita. E poi dai, senza il rischio di perdere non ci sarebbero neanche il piacere e l’orgoglio di vincere, no? In effetti, più il tuo avversario è grande, più importante può essere la tua vittoria.

ELIMINARE L’AVVERSARIO. Sembra però che la fantasia di eliminare l’avversario o gli avversari, e di farlo in modo definitivo, stia diventando pervasiva. Nelle tifoserie, comprese quelle genitoriali delle partite di calcetto tra ragazzini. Nella politica, ambito nel quale peraltro l’azzeramento degli avversari ha un nome inequivocabile e spaventoso: dittatura.
Forse abbiamo le idee confuse. Perfino a livello terminologico. Così, tendiamo a identificare ogni concorrente o avversario con un rivale, ogni rivale con un nemico, ogni competizione con un…

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