La Germania ha detto sì all'idrogeno

La Germania ha già detto di sì all’idrogeno come alternativa per ridurre l’inquinamento ambientale nel piano di energia nazionale varato dal cancelliere Gerhard Schroder. E in questa scelta è all’avanguardia in Europa. A cominciare dalla frontiera automobilistica. In prima fila c’è la Bmw, la casa automobilistica bavarese che di idrogeno si occupa da oltre 20 anni e che adesso promette di portare sul mercato le prime vetture di questo tipo ‘presto, al massimo fra 4 o 5 anni’. Non è la sola. Usare questo gas leggero, trasparente, incolore e inodore come carburante al posto della benzina è anche il progetto di un consorzio creato per realizzare un nuovo modello di mobilità sostenibile. Vi partecipano, oltre a Bmw, Mercedes e Volkswagen, il ministero dei Trasporti tedesco, l’Università Humboldt di Berlino e alcune compagnie petrolifere. Per l’ambiente è una rivoluzione. La Commissione Ue ha denunciato che i costi sanitari per le conseguenze dannose prodotte da ogni litro di benzina dalle auto nelle città sono di 1.400 lire. L’idrogeno, invece, quando viene usato come carburante, attraverso il processo di elettrolisi, scarica solo vapore acqueo. Come dire: emissioni zero. O, comunque, molto ridotte quando viene ricavato dal metano attraverso un processo chimico denominato reforming. La svolta tedesca, anche grazie all’accordo raggiunto a luglio dal governo con i produttori di elettricità per l’abbandono dell’energia nucleare, ora promette una accelerazione, grazie agli incentivi fiscali e nuovi investimenti stanziati per la ricerca sulla produzione di idrogeno da energie rinnovabili. Se molti costruttori automobilistici sono scesi in campo, Bmw è però l’unica azienda ad aver scelto la strada del motore a combustione interna invece delle celle a combustibile che usano l’idrogeno per poi far funzionare un motore elettrico. Per ora il motore è bivalente e funziona sia a idrogeno liquido raffreddato a meno 253 gradi, che a benzina. Un pieno di idrogeno, che si conserva a quelle temperature per due settimane, permette un’autonomia di 350 chilometri e l’auto può correre fino a 200 chilometri orari, in ogni caso c’è anche un serbatoio di benzina. All’ultima fiera automobilistica di Francoforte, Bmw ha presentato la versione a idrogeno della nuova Serie 7 e poi per promuovere il concetto di auto ecologica e dimostrare che è già una realtà ha fatto fare a una flotta di 15 auto il giro del mondo in 5 tappe (il ‘Clean Energy World Tour’) da Dubai a Bruxelles, a Milano, a Los Angeles, fino a Berlino, dove si è concluso l’8 novembre. ‘La tecnologia è pronta – spiegano alla Bmw – ma può essere migliorata. Se la Serie 7 è un’auto di grossa cilindrata, è già stato presentato il prototipo a idrogeno della Mini, che riesce a viaggiare con idrogeno mantenuto a meno 200 gradi’. Il costo? Oggi una vettura a idrogeno è più cara del 30% circa rispetto a una a benzina, l’obiettivo è ridurre lo scarto a un più 5-6%. Anche il problema della sicurezza è stato superato: il serbatoio è dotato di due valvole che in caso di impatto si aprono e lasciano fuggire via l’idrogeno. Il vero ostacolo per lo sviluppo dell’auto a idrogeno è la rete di distribuzione dell’idrogeno. Ad Amburgo e Monaco funzionano già i primi due distributori di carburanti al mondo, dove automobili e autobus possono rifornirsi di idrogeno. Il prossimo nascerà a Milano nel marzo 2003 grazie a un accordo con la Aem.

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