Anche lo Stato finanzia progetti a lungo termine a favore dell'ambiente

La libertà è in un bicchier d’acqua, versato nel motore della nostra automobile. Il sogno è quello di una macchina che ci conduca via per sempre dalla schiavitù asfissiante e dalla puzza soffocante del petrolio. Nell’ora della guerra contro un terrorismo che agita il Corano ma si nutre alla pompa di benzina, il presidente Bush lancia l’innocua e benigna che potrebbe sconfiggere il terrorismo islamico meglio dei B52 e dei Marines, l’automobile ad acqua, la , come la chiama lui, in omaggio alla inevitabile retorica del momento. Dice un vecchio detto americano che se una cosa è troppo bella per essere vera, di solito non è vera, ma Washington ci crede e investe i soldi pubblici nel sogno, 150 milioni di Euro all’anno per finanziare il motore d’auto a batterie d’idrogeno e ossigeno.
La storia di questo progetto che il ministro dell’energia Spencer Abraham ha annunciato ieri al salone auto di Detroit, è la storia di una sconfitta che tenta di trasformarsi in vittoria. Per quasi otto anni, dal 1994 quando il vice presidente Gore lanciò il progetto dell’auto a basso consumo, e spese un miliardo e mezzo di Euro per finanziarlo, le sorelle dell’automobile, i sindacati, gli interessi petroliferi lo hanno di fatto sabotato. L’idea di una macchina che facesse 40 chilometri con un litro, come il piano Gore voleva imporre, piaceva soltanto agli ecologisti, ma non ai produttori, agli operai di Detroit e soprattutto non ai consumatori americani, ostinatamente innamorati dei loro , dei furgoni e dei fuoristrada che hanno abbassato l’efficienza del parco macchina americane ai livelli di 21 anni or sono. Le case americane erano arrivate a produrre motori capaci di 35 chilometri con un litro, ma al magico traguardo dei 40 proprio non riuscivano, o non volevano, arrivare.
Per questo, l’Amministrazione Bush ha gioiosamente scaricato il piano dell’odiato Gore e ha abbracciato il progetto avveniristico e affascinante delle delle batterie capaci di produrre elettricità, dunque di muovere un veicolo, utilizzando soltanto la reazione tra ossigeno e idrogeno, le comuni molecole dell’acqua. La tecnologia esiste e almeno tre società americane, subito schizzate in alto a Wall Street, già stanno producendo batterie delle dimensioni di una grossa valigia capaci di motorizzare una piccola automobile. Tutte le grandi case automobilistiche del mondo hanno presentato modelli sperimentali e ibridi che funzionano ad . Ma il passaggio a vetture commerciali realistiche e capaci di sostituire quelle a combustione nell’uso quotidiano è ancora lontano, i costi (dieci volte quelli di un motore a scoppio) altissimi, la ricerca dispendiosa. E ancora del tutto irrisolto è il problema della distribuzione del , di quell’idrogeno indispensabile per alimentare le celle. Ecco arrivare George Bush a bordo della sua con il sacco di milioni.
L’obbiettivo esplicito è quello di per sempre l’America dalla dipendenza dal petrolio importato che oggi copre la metà dei consumi americani e condiziona profondamente la politica estera di questa nazione che 10 anni or sono dovette fare la guerra nella penisola Arabica per proteggere i pozzi del golfo. Ma questa inaspettata conversione di un presidente che nei primi mesi si era segnalato per il suo antiecologismo, che aveva offeso il mondo intero cassando il trattato di Kyoto sulle emissioni inquinanti, non è solo dettata da nobili motivi o da sussulti ambientalisti. Con la promessa di una auto ad acqua nel 2010, secondo i tempi previsti di sviluppo e di industrializzazione, Bush ha tolto da Detroit e dai petrolieri la cappa di quel piano Gore che avrebbe ridotto i consumi di carburante e imposto alle due sorelle e mezza dell’auto, Ford, General Motors e la Chrysler ormai della Mercedes, altri costi di ricerca e soprattutto l’abbandono di quei mastodontici che garantiscono i profitti più forti.
Dunque, la speranza dell’auto libera da petrolio, della macchina che scivolerà silenziosa e pulita sulle strade delle nostre città, emettendo soltanto il fruscio delle gomme e qualche sbuffo di vapore invisibile e innocuo, dal suo cuore di idrogeno e ossigeno separati da una membrana catalizzatrice protonica, fa alzare lo sguardo oltre le miserie di un presente nel quale, grazie ai costi ancora bassissimi del petrolio e all’aumento costante delle riserve scoperte, i consumatori restano aggrappati ai vecchi scappamenti e ai vecchi distributori. dice il presidente del Sierra Club, una delle massime organizzazioni d’America .
Ma, senza fare troppi processi alle intenzioni, , la prospettiva di un motore che faccia a meno del petrolio, è finalmente concreta e finanziata dal governo americano. Forse non è ancora vero che come ha detto il ministro, ma sull’auto della viaggia finalmente la conferma di una classica verità storica, che i profeti di sventura sempre preferiscono dimenticare. Che a un tipo di combustibile o carburante, gli uomini hanno sempre saputo sostituirne un altro, quando il costo e l’efficienza di quello vecchio venivano meno. Accadde con il legno, sostituito dal carbone, dal petrolio che rimpiazzò il carbone, dal nucleare che attende tecnologie più sicure per scuotersi dal sonno e, ora, dal più antico e umile materiale diffuso sul pianeta, l’acqua.

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