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Il Biodiesel: una realtà già consolidata in molti Paesi europei

Il Biodiesel o diesel Bi (questo è il suo nome) non è un sogno nel cassetto, né un progetto in attesa di essere lanciato. E’ una realtà già fortemente consolidata in molti Paesi europei e anche in qualche città italiana. Diesel Bi è davvero un carburante ecologico, essendo prodotto nientepopodimeno che da… gli oli di semi di girasole, di colza, di soia e anche dalla canapa. Con due grandi vantaggi sia per l’utente che per l’ambiente: primo, è una energia rinnovabile all’infinito perché disponibile in natura a tutte le latitudini; secondo, quando brucia sviluppa un quantitativo di anidride carbonica (che sappiamo essere principale causa dell’effetto serra) inferiore di un sesto a quella generata dalle energie come il gasolio derivanti dai combustibili fossili (petrolio, carbone). Praticamente con un’emissione di sostanze nocive pari a zero. Il Biodiesel di canapa potrebbe costituire il carburante liquido del futuro. La canapa può’ dare una produzione di olio maggiore di qualsiasi altro tipo di raccolto odierno (soia, cartamo, etc). Trent’anni fa i fagioli di soia erano un argomento su cui ridere per gli agricoltori americani. Chi avrebbe detto che in trent’anni la soia sarebbe diventata la principale coltura americana per olio e proteine? La stessa cosa sta succedendo per la canapa. La conferenza delle Americhe sulle Biomasse a Burlington nel Vermont ha fornito più di una dozzina di documenti presentati su tutti gli aspetti della canapa come coltura da olio. Non necessita di modifiche alcun motore che lo utilizzi. Altri oli vegetali al momento risultano troppo costosi per usarli per guidare attraverso il paese. Il nostro scopo è di dimostrare la possibilità di esistenza di questo tipo di carburante. E’ tempo di dare una possibilità alla canapa. Le piccole quantità di carburante diesel possono giocare un ruolo importante nell’educare noi ed i nostri politici sulle speranze riposte nella canapa. Soia, girasole, cartamo sono al momento oggetto di test. In Italia oggi il biodiesel rappresenta solo l’1,5 per cento del mercato, è insomma una nicchia ancora molto piccola. Ma le previsioni sono sicuramente lusinghiere e promettenti. L’unione Europea infatti si è posta come obiettivo l’anno 2010, termine entro il quale ogni singolo Paese dovrà arrivare ad almeno il 5 per cento delle fonti energetiche rinnovabili. Non è molto, è vero, ma è pur sempre un inizio. Soprattutto perché per raggiungere questo traguardo serviranno anche l’aiuto e l’adesione dei singoli cittadini che saranno dunque chiamati a fare una scelta lungimirante per salvaguardare la Terra e le future generazioni. Il combustibile verde del resto non comporterà né un aumento dei costi di consumo né un aumento dei costi di gestione in quanto la resa calorica del biodiesel è la stessa del gasolio e del metano e le caldaie con meno di 20 anni non avranno bisogno di alcuna modifica per metterlo in circolo. Non resta allora che diffondere il più velocemente possibile questa bella notizia ‘ecologica’ così come si sta già facendo in Lombardia e a Genova. Con una speranza però: che almeno per questa volta prevalgano il buon senso, l’attenzione all’ambiente, alle cose e alle persone. Il rischio infatti è che i grandi business attorno al petrolio e affini non accettino facilmente questo cambio di rotta e di mentalità nella popolazione del Nord che consuma.

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