Vecchio computer ti riciclo e ti faccio… in piastrelle!

L’annosa questione del riciclo dei rifiuti continua a portarci altre belle novità. Ai già numerosi materiali riciclati vanno ad aggiungersi infatti anche i vecchi monitor dei computer e i vecchi televisori. Il progetto da cui nasce questa idea si chiama semplicemente “Produzione nuovi materiali per l’industria”, all’interno del quale è stato definito un sub-progetto pilota chiamato “Studio di fattibilità del riciclaggio di componenti vetrosi e plastici da tv e pc dismessi.”. La sua sperimentazione è stata promossa nei giorni scorsi a Reggio Emilia con la collaborazione della Provincia e dell’Università locale e di due aziende private che operano sul territorio: la Refri-gruppo Unieco (impresa specializzata nel settore del recupero e del trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici) e il colorificio ceramico Colorveggia.
Il ciclo sperimentale ha seguito una linea organizzativa molto semplice. La Refri ha fornito il materiale, sul quale poi il Dipartimento di Ingegneria dei Materiali e dell’Ambiente ha sviluppato delle ricerche di laboratorio, al fine di un recupero finalizzato al settore ceramico, ed infine la Colorveggia, grazie alle sue attrezzature e strumentazioni, ne ha quindi verificata la trasferibilità industriale. Il risultato finale ha visto trasformare i componenti vetrosi di televisori e di monitor di pc dismessi in una formulazione di smalti ceramici applicata ad una nuova linea di piastrelle. La ricerca è tuttora in atto, ma questi primi risultati si sono rivelati molto soddisfacenti ed incoraggiano quindi a continuare ad individuare soluzioni nuove ed alternative. Inoltre questo primo successo ha incoraggiato anche tutte le altre aziende che operano nel settore, da quelle che si occupano del disassemblaggio di materie prime vetrose e plastiche a quelle che di questi materiali ne sono primarie utilizzatrici. Queste aziende, che già avevano manifestato il loro interesse e la loro disponibilità a collaborare a questo nuovo progetto pilota, trovano in questo modo una ragione in più per affiancare la ricerca sull’inesauribile mondo dei rifiuti.

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