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L’Europa investe nella ricerca sull'energia rinnovabile.

Diminuire in maniera significativa l’uso di combustibili fossili(petrolio, gas naturale e carbone) in modo che entro il 2010 almeno il 12% del fabbisogno energetico del vecchio continente sia soddisfatto per mezzo di risorse rinnovabili. Per raggiungere questo obiettivo l’UE stanzierà per la ricerca scientifica sulle fonti alternative 440 milioni di Euro, una cifra superiore a quella che spendono per analogo uso Stati Uniti e Giappone, ovvero due fra i maggiori competitor a livello mondiale. Un impegno economico che l’Europa intende mantenere inalterato anche nel periodo 2007-2013. Una cifra consistente ma necessaria, tenendo conto del fatto che in Europa il consumo di energia aumenta ogni anno dell’1-2% e che la dipendenza dalle importazioni è ormai superiore al 50%. Ora come ora all’incirca l’80% dell’energia consumata in Europa dipende dai combustibili fossili. Oltre alle ragioni di carattere economico che consigliano questa svolta nella politica energetica va anche aggiunto il fattore ambientale, ovvero la limitazione del riscaldamento atmosferico. Fiore all’occhiello di questo progetto è certamente la Piattaforma tecnologica per l’energia fotovoltaica, un gruppo multidisciplinare istituito la primavera scorsa dalla Commissione Europea per individuare una strategia volta a sviluppare questa particolare forma di produzione elettrica sostenibile. Ha detto il Commissario Europeo alla scienza e alla ricerca Janez Potocnik in apertura dei lavori della Conferenza sulleEnergie Rinnovabili in corso a Bruxelles: “La politica di ricerca di oggi fornisce le conoscenze necessarie alla politica energetica di domani. Il nostro obiettivo a lungo termine è trasformare il sistema energetico attuale, che si fonda sui combustibili fossili, in un sistema più sicuro, efficace e durevole”.

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