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La FAO investe nella bioenergia

La FAO stanzia prestiti per 67 milioni di euro al fine di stimolare i produttori degli stati subsahariani a orientarsi verso la produzione di biocombustibili. Saranno le coltivazioni di granoturco e zucchero le principali fonti per sviluppare questo potenziale, ancora troppo sottovalutato. E’ da questi due prodotti, infatti, che è possibile ricavare l’etanolo, un biocombustibile liquido, in grado di orientare in maniera sostanziale verso l’utilizzo di bioenergia rinnovabile.
Ha dichiarato Gustavo Best, coordinatore del settore energetico della FAO: “l’importanza della bioenergia è che la sua produzione può essere adeguata all’ambiente locale e ai bisogni energetici. E’ per questo motivo che abbiamo deciso di finanziare questi progetti che aiutano gli agricoltori locali, l’economia del Paese e, nello stesso tempo, danno una mano all’ambiente”.
Ma questa non è certo la prima iniziativa della FAO per promuovere il settore della bioenergia: il 9 maggio scorso è stato presentato a New York, nella sede dell’ONU, la nuova Piattaforma Internazionale della bioenergia (IBEP). Il nuovo ente fornirà consulenza ai governi ed agli operatori privati nella formulazione di politiche e strategie bioenergetiche. Li aiuterà anche a sviluppare gli strumenti necessari per quantificare risorse bioenergetiche e analizzare le implicazioni per uno sviluppo sostenibile secondo le esigenze di ogni singolo paese.
Ha detto a tal proposito Alexander Müller, il nuovo Vice Direttore Generale della FAO per il Dipartimento dello Sviluppo Sostenibile: “L’intento è che ci aiuti a produrre abbastanza combustibile ma anche abbastanza cibo e far sì che tutti ne traggano beneficio”.

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