La svolta "verde" dell'UE

I ventisette leader dell’Unione Europea, sotto la spinta del cancelliere tedesco Angela Merkel, hanno raggiunto, nel recente summit tenutosi a Bruxelles, l’accordo sulle fonti energetiche rinnovabili. E’ stato infatti fissato l’ambizioso obiettivo di portare la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili dal 7 al 20% entro il 2020. La conclusione positiva dell’incontro è stata una sorpresa per molti addetti ai lavori, considerando che fino a poche ore prima la “fumata nera” sembrava l’epilogo più probabile.

Il nodo più difficile da sciogliere è stato il convincimento di paesi come Francia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia sui criteri di cui si dovrà tenere conto per determinare il “burden sharing’”, ovvero la ripartizione dell’obiettivo del 20%. Poi la mediazione e la svolta: per i paesi in questione si terrà conto delle specificità energetiche (tenendo conto, ad esempio, del ruolo del nucleare in Francia). Una formula forse un po’ barocca, ma che ha consentito di raggiungere l’insperata unità, allargatasi anche ad una sfida cruciale come la lotta per il “taglio” delle emissioni di gas serra: i Ventisette stati si sono impegnati a diminuire tali emissioni, causa prima del riscaldamento atmosferico, del 20% entro il 2020, e a coinvolgere la Comunità internazionale per arrivare ad un complessivo 30%.

Attualmente l’Unione europea produce il 14% delle emissioni di gas responsabili dell’allargamento del buco dell’ozono.

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