USA e Cina lanciano segnali positivi a favore dell'ambiente

Venerdì 12 ottobre Al Gore vinceva il premio Nobel per la Pace, grazie al suo impegno ambientalista che già gli era valso un Oscar, grazie alla realizzazione del documentario “Una verità scomoda”, nel quale illustrava i pericoli cui si va incontro per effetto del surriscaldamento del Pianeta, non esimendosi dal lanciare dure critiche ai governi di tutto il mondo. Per quanto si possa discutere a lungo se la lotta per la salvaguardia dell’ambiente sia o meno un requisito pertinente per la vittoria di un Nobel per la Pace, resta indubbia l’importanza prioritaria che questa tematica sta acquisendo nella nostra vita.

Lunedì scorso l’ex vicepresidente degli Stati Uniti ha rilanciato un allarme che non può essere snobbato dalla Comunità Internazionale. Si rivolge esplicitamente alla classe politica statunitense (gli Stati Uniti non sono firmatari della Convenzione di Kyoto), facendo appello ad una maggiore sensibilità a questo problema. In modo particolare auspica una riduzione dell’emissione di gas serra, prima causa del riscaldamento del clima, da parte delle industrie statunitensi. A tal proposito è da sottolineare come già oggi gli Stati Uniti stiano mandando avanti dei progetti per convertire entro il 2015 la metà delle automobili presenti sul proprio territorio, in modo che possano essere alimentate con biocarburanti.

Non solo gli Stati Uniti però: anche la Cina sta contribuendo in maniera incisiva all’emissione di gas serra. E per la prima volta lo scorso week-end, in occasione del diciassettesimo Congresso del Partito Comunista, il Presidente cinese Hu Jintao ha ammesso ciò che era già sotto gli occhi di tutti: la Cina si è espansa ed è cresciuta economicamente fino ai livelli attuali, a scapito di una politica ambientale praticamente nulla. Allo stesso tempo, Hu Jintao ha dichiarato di voler intraprendere delle iniziative per la salvaguardia dell’ambiente, non essendo sostenibile ancora a lungo la situazione attuale.

Nuove prese di coscienza dunque. La speranza è che non ci sia bisogno di arrivare a combattere gli effetti dei cambiamenti climatici soltanto una volta che questi si siano manifestati in tutta la loro dannosità. A quel punto potrebbe essere troppo tardi e in ogni caso, in termini di costi e vite umane, sarebbe molto più dispendioso rispetto ad agire ora. Del resto, che prevenire è meglio che curare, è risaputo da sempre.

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