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Riso sostenibile, nuove tecniche amiche dell'acqua

Produrre più riso risparmiando acqua non è fantascienza. Grazie all’innovativo metodo SRI (System of Rice Intensification), messo a punto da Association Tefy Saina and CIIFAD e presentato da Wwf, si potrà usare il 40 per cento di acqua in meno rispetto ai metodi tradizionali, incrementando il raccolto di oltre il 30 per cento. Inizialmente sviluppato negli anni ’80 in Madagascar, il procedimento SRI, si è rivelato efficace in 28 Paesi. Il risultato non è stato ottenuto grazie a complesse biotecnologie, ma partendo da una considerazione semplice: il riso non è una pianta acquatica, viene sommersa solo per tenere a bada le erbacce. Il nuovo metodo amico dell’acqua, sviluppa campi non allagati, ma ricchi di sostanze nutritive, preferisce concimi naturali al posto di fertilizzanti artificiali, assicura più spazio tra le piantine e dosa con attenzione l’acqua.

“Il riso – come dichiarato dal direttore della FAO, Jacques Diouf nell’anno internazionale del riso, il 2004 – è l’elemento base dell’alimentazione di più della metà della popolazione mondiale e per questo più attenzione nella sua produzione significherebbe sicurezza alimentare e un enorme risparmio idrico”. Il rapporto del Wwf suggerisce quindi che i paesi leader nella produzione di riso come la Cina, l’India e l’Indonesia convertano al nuovo sistema almeno il 25 per cento della loro produzione entro il 2025. “Anche se questo metodo ha dimostrato tutti i suoi vantaggi, rimane ancora troppo poco utilizzato su scala globale – afferma Biksham Gujja, senior policy adviser del Wwf internazionale – è tempo di diffondere questo metodo, che potrà avere un notevole impatto positivo sia sulla qualità della vita delle persone, sia sull’ambiente”.

Anche in Italia questa innovazione agricola potrebbe tradursi in un reale aiuto ai problemi idrici. In Piemonte, storica risaia d’Italia, si consumano annualmente più di 6 miliardi e mezzo di metri cubi di acqua solo nella risicoltura che sfrutta metodi di irrigazione ‘a sommersione’. Parallelamente, da dati della Coldiretti 2006 si deduce che sono al minimo tutti i corsi d’acqua che dovrebbero alimentare le coltivazioni di riso, dove l’acqua si è mediamente ridotta del 50 per cento. Ciò dovrebbe scoraggiare l’ulteriore aumento della superficie a risaia allagata e incentivare le irrigazioni alternative come quella ‘a pioggia’, già utilizzata in Israele da quarant’anni in sostituzione della pratica dello “scorrimento superficiale” enormemente più dispendiosa. Il risparmio idrico potrebbe essere stimato tra il 30 ed il 60 per cento.

Si potrebbe anche guardare ad altre colture interessanti (prati, pascoli) che preserverebbero acqua e biodiversità e la risicoltura – sottolinea il Wwf – dovrebbe essere fatta proteggendo ambienti naturali di pregio, come le ‘baragge’, un caratteristico bosco umido con esempi radi di querce, betulle, carpini, pini silvestri, che un tempo si estendeva sui terrazzi marginali della pianura piemontese.

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