Il G8 torna a parlare di ambiente

In un momento in cui il problema del cambiamento climatico e del surriscaldamento globale è sempre più presente nelle agende politiche dei ministri di tutto il mondo, i “grandi” del Pianeta cercheranno nuove soluzioni al problema, nel corso del prossimo vertice del G8, previsto per il 7, 8 e 9 luglio in Giappone, nella città di Hokkaido. Da Kyoto ad Hokkaido, dunque, il Giappone torna ad essere protagonista nella promozione di misure volte ad affrontare concretamente il problema ambientale.

Nel 1997 più di 160 Paesi si impegnarono nella ratifica di un documento che indicasse le linee guida per fermare il surriscaldamento del pianeta e porre un freno ai cambiamenti climatici di cui la moderna società industrializzata è stata testimone. Nello specifico, tutti i firmatari si impegnavano a ridurre l’emissione di gas serra del 5,2 % a partire dal 2012, prendendo come anno di riferimento il 1990. L’accordo entrò finalmente in vigore nel 2004, allorché la Russia decise di ratificare il protocollo, facendo sì che a sottoscrivere il documento fossero un numero di Stati tali da raggiungere almeno il 55% delle emissioni di gas totali.

Fino ad oggi quasi nessuno Stato ha rispettato gli impegni presi a Kyoto, a parte la felice eccezione della Germania. L’emissione di CO2, individuato come il principale responsabile dell’effetto serra, invece di diminuire è cresciuta. A ciò si aggiunga che gli Stati Uniti, da soli responsabili di più del 20% delle emissioni mondiali di CO2, non hanno ratificato il protocollo di Kyoto, non essendone dunque a tutt’oggi vincolati; inoltre la Cina e l’India, insieme responsabili di quasi il 25% delle emissioni di CO2 di tutto il Pianeta, nel 1997 non erano ritenute ancora tra le nazioni maggiormente coinvolte nell’inquinamento atmosferico, quindi non furono obbligate a seguire gli standard. La forte crescita dei due giganti asiatici nell’ultimo decennio impone di rivedere le regole del gioco.

Il prossimo G8 arriverà proprio per cercare di rimettere in carreggiata i governi che, fino ad ora, non hanno ottemperato al rispetto dei limiti decisi nella storica conferenza di Kyoto. L’Unione Europea ed il Giappone cercheranno di far firmare un documento che impegni le parti a ridurre le emissioni di gas serra del 20% a partire dal 2020.

D’altro canto gli Stati Uniti vedono in queste misure una seria minaccia alla propria crescita industriale ed economica, proprio in uno dei peggiori momenti per l’economia statunitense dagli anni ’90 ad oggi. L’avvicendamento che avverrà a novembre alla Casa Bianca potrebbe far cambiare il quadro. Un governo Democratico sicuramente potrebbe essere più attento alle questioni climatiche, come dimostrato dall’impegno personale del Nobel per la Pace Al Gore; d’altro canto anche il repubblicano McCain appare molto più deciso di quanto non lo sia stato Bush in questi 8 anni nella lotta all’inquinamento globale.

Parallelamente al G8 vi sarà un incontro allargato anche ad Indonesia, Messico, Brasile, India, Cina, Sudafrica, Australia e Corea del Sud: vale a dire, complessivamente, i 16 Paesi maggiori produttori di gas serra. Nella speranza che anche i più restii alle politiche di controllo delle emissioni di gas inquinanti possano finalmente cambiare idea e fare da traino anche per gli altri Paesi, da Hokkaido potrebbero arrivare nuove buone notizie, almeno nell’intento. E’ dai buoni propositi che nascono i grandi cambiamenti. Da qualche parte di dovrà pur partire.

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