Cresce l'agricoltura biologica in Italia

Il biologico italiano è in crescita, ovvero meno emissioni di metano, meno consumo di energia, maggiore assorbimento di anidride carbonica, avvicinamento agli obiettivi di Kyoto, niente pesticidi chimici. Sono i vantaggi dell’agricoltura amica dell’ambiente che nella penisola ha trovato un ottimo luogo per crescere. Secondo il rapporto ministeriale del Sinab (Sistema di informazione nazionale sull’agricoltura biologica), infatti si rileva una crescita per gli operatori del bio-settore: produttori, trasformatori, importatori e lavoratori d’altro genere, sono saliti di un buon 2,42%, mentre la superficie agricola destinata alle colture che non fanno uso di pesticidi chimici e rispettano i cicli naturali sono aumentate del 7,6%.

Un ottimo risultato se si considera che gli appezzamenti coltivati biologicamente hanno una maggiore capacità di fissare le sostanze organiche, anidride carbonica compresa. Questa caratteristica permette ad ogni ettaro di trattenere circa 1,5 tonnellate di CO2 all’anno, in totale 1 milione e 650 mila tonnellate di gas serra in meno. Un dato non da poco se si considera che – per ogni tonnellata di anidride carbonica che “sfora” gli obiettivi fissati dal protocollo di Kyoto l’Italia si espone ad una multa di 40 euro. L’agricoltura biologica, dunque può farci risparmiare circa 66 milioni di euro.

Ma non è tutto. L’agricoltura bio consuma anche meno energia fossile: fino al 50% rispetto alle colture tradizionali, anche grazie al ridotto utilizzo di macchine per eliminare i pesticidi di sintesi. Ciò riduce anche la quantità di N2O che liberano. Più agricoltura biologica vuol dire prodotti con qualità nutrizionali e organolettiche: ad esempio uno studio del Researching Suistainable System dell’Isofar ha dimostrato che la carota biologica è più gustosa e nutriente della sua parente comune, così come i kiwi studiati dall’Università della California di Davis. Senza contare che spesso i prodotti che rispettano la terra si accompagnano a progetti di riqualificazione locale o di recupero di persone svantaggiate: il 70% delle 470 cooperative che svolgono attività di reinserimento fanno produzione agricola amica dell’ambiente.

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