Fotovoltaico: le “nonne solari” che costruiscono pannelli e portano luce alle loro comunità

By 9 Aprile 2014 Ambiente

C’è un luogo speciale in cui le donne delle comunità più povere del mondo e prive di luce ad energia, imparano a costruire e installare pannelli e diventano “ingegneri solari”. Questo posto si trova in India, a Tilonia, e si chiama “Barefoot College”, una scuola unica al mondo dove l’impossibile diventa possibile: donne analfabete, che non hanno mai lasciato la loro casa, si ritrovano in un paese straniero, di cui non conoscono la lingua, per fare un corso di specializzazione e quando ritornano a casa non sono più solo mogli, madri e nonne, ma ingegneri solari che portano, per la prima volta, luce ed energia alla loro comunità grazie ad una tecnologia pulita e sostenibile.

Il Barefoot College è un’associazione non governativa che lavora per rendere autosufficienti, ma in modo economicamente sostenibile, le comunità rurali più svantaggiate del pianeta. Diretta da Bunker Roy, ogni sei mesi la scuola seleziona circa 40 nonne (anche “giovani nonne” tra i 35 e i 50 anni), per insegnare loro a costruire impianti solari. Perché le nonne? Perché garantiscono un forte radicamento sul territorio e hanno un carico familiare meno gravoso rispetto alle madri. Dopo la formazione, le “nonne solari” tornano nei loro villaggi dove esercitano l’attività di ingegnere e formano altre donne della comunità e dei villaggi vicini.

FV3Un film-documentario italiano dal titolo “Bring the Sun Home”, presentato a Milano durante l’ultima edizione di “Fà la cosa giusta”, racconta la storia di queste nonne. Il film, diretto da Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini (foto a lato) e realizzato in collaborazione con Enel Green Power e l’associazione SoleLuna – narra la storia di quattro donne: da una parte ci sono Maura e Rosa, che vivono a El Salvador e lasciano il loro villaggio privo di luce ed energia elettrica per diventare ingegneri solari. Dall’altra ci sono Jeny e Paula, che hanno già frequentato il corso, e che oggi viaggiano tra le comunità di alta quota del Perù per installare i pannelli solari che hanno imparato a costruire.

Dal 2012 Enel Green Power – società del Gruppo Enel impegnata nel campo delle energie rinnovabili e nella ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie amiche dell’ambiente – sostiene il Barefoot College ed è suo partner in America Latina nella formazione di figure professionali in grado di fornire alle comunità rurali energia prodotta da fonti rinnovabili. In questo progetto sono coinvolti 8 Paesi (Perù, Cile, Guatemala, El Salvador, Panama, Colombia, Messico e Brasile) per un totale di 36 comunità e 10 ONG locali dove operano 33 “nonne solari” che hanno già portato la luce a quasi 2.000 famiglie.

In tutto il mondo, l’era dell’energia solare anti-economica e più costosa dell’energia da fonti fossili tradizionali sembra essere finita. E l’Italia non è da meno. Nel 2013, infatti, il fotovoltaico per uso professionale ha raggiunto la “grid parity” cioè il punto in cui l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili ha lo stesso prezzo dell’energia tradizionale. Lo ha reso noto un recente studio dal titolo “PV Grid Parity Monitor”, secondo il quale l’energia solare per uso professionale ha raggiunto la grid parity nel 2013 in 3 paesi europei: Italia, Germania e Spagna. Un risultato importante per il futuro dell’energia pulita a livello globale, ma soprattutto per il nostro Paese, poiché è stato raggiunto nonostante il progressivo calo degli incentivi.

Abbiamo chiesto a Maria Cristina Papetti di Enel Green Power – ufficio Relazioni Esterne e CSR (Corporate Social Responsability o “responsabilità sociale d’impresa”, cioè l’attenzione ai temi sociali e ambientali in un’ottica di sviluppo sostenibile) – di parlarci del film-documentario “Bring the Sun Home”.
Cristina, come e quando nasce l’idea di un documentario sulle donne che frequentano il Barefoot College e diventano ingegneri solari?

“L’idea del documentario nasce dalla volontà di comunicare un progetto di sostenibilità unico nel suo genere: donne, in maggioranza analfabete, provenienti da remoti, isolati villaggi dell’America Latina, senza accesso ad alcuna forma di energia elettrica, che per 6 mesi lasciano le loro comunità e vanno in India, a Tilonia, dove – senza sapere una sola parola di inglese o indu – imparano ad installare e manutenere piccoli impianti fotovoltaici. Poi tornano e diventano dei pilastri delle loro comunità, perché portano la luce e si emancipano, avendo un lavoro che sono in grado di insegnare anche ad altre donne.
FV4Il tema era raccontare questo progetto in un modo che fosse a sua volta “sostenibile”: non volevamo investire denaro fuori dalle comunità e quindi l’incontro con il “Sole e Luna Festival” è stato un’UNIONE DI INTENTI. Loro, da anni, promuovono il talento di documentaristi internazionali, con un delizioso Festival che si tiene a Palermo. Insieme abbiamo creato il “Premio Nuove Energie” per premiare il talento di giovani diplomati al Centro sperimentale di cinematografia.
Chiara Andrich e Giovanni Pellegrini (nella foto a lato) hanno vinto e, così, hanno realizzato “Bring The Sun Home”, la loro opera prima, che gli ha consentito non solo di poter esprimere il loro talento e le loro capacità, ma anche di farsi conoscere, di partecipare a Festivals internazionali e di fare quello che sanno e desiderano fare”.

Perché, tra tante esperienze virtuose, Enel Green Power ha scelto di sostenere proprio la scuola di Bunker Roy e di coinvolgere le “nonne”?

“Il “Barefoot College”, fondato da Bunker Roy alla fine degli anni 70, è l’esempio di come anche chi è considerato “l’ultimo degli ultimi” ce la può fare. Il loro modo di insegnare attraverso l’esperienza, il saper fare, è visionario, ma reale. Coinvolgere le donne, per la maggior parte nonne, è rivoluzionario in un certo senso: sono loro le persone che sono le più radicate nei loro territori, quelle che si preoccupano e si occupano delle loro comunità, non lascerebbero mai i loro villaggi per andare in città a vendere la loro conoscenza. La mettono a servizio dei loro territori.
Se poi consideriamo che, oggi, sono oltre 1 miliardo le persone nel mondo che non hanno accesso ad alcuna forma di energia, ci è sembrato il progetto più in linea con il nostro mondo, che è quello di generare energia da fonte rinnovabile”.

Dopo l’esperienza di “Bring the Sun Home”, quali sono i progetti futuri?

“Quest’anno un altro giovane regista del Centro Sperimentale, Andrea Mura, ha potuto mettere in campo per noi le sue competenze: ha vinto il Concorso le scorso anno e ha realizzato il nuovo video istituzionale di Enel Green Power, molto poetico e fresco, una sinfonia della natura dove gli elementi di sole, acqua, terra e cielo, che sono le nostri fonti di energia, sono i protagonisti.
Con il Barefoot College proseguiamo la collaborazione: oggi sono 33 le “nonne solari” di 8 paesi del Centro e Sud America. Hanno già dato luce a oltre 1.000 abitazioni e altrettante saranno “illuminate” da loro nel corso di quest’anno.
Poi stiamo lavorando per rendere la fase della costruzione a minor impatto ambientale, attraverso un progetto che chiamiamo il “cantiere sostenibile”. In Sud Africa stiamo dialogando con le comunità e le ONG locali per identificare progetti di sviluppo locale, così come in Cile, Messico e Brasile.
Quando li avremo realizzati, questi progetti, speriamo di riuscire a raccontarli altrettanto bene come con “Bring The Sun Home”. Comunichiamo semplicemente quello che facciamo: lavoriamo per integrare la sostenibilità all’interno dei processi aziendali, per portare valore all’azienda e alle comunità nei territori nei quali operiamo”.

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