Ecco perché lo stop al diesel non va letto come divieto ma come rivoluzione

In Italia l’inquinamento miete vittime più che altrove e se in Francia – puta caso – i decessi provocati dallo smog gravitano intorno ai 54.000 l’anno, il nostro Paese – di contro – sfodera una cifra preoccupante: 91.000 morti circa. Un interessante rapporto presentato al Senato un anno fa dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile indicava le cause principali nelle famigerate polveri sottili, of course. Dato un po’ meno scontato, è invece la provenienza delle polveri in questione. La Pianura Padana (in testa quanto a mortalità da inquinamento) è funestata da polveri sottili prodotte per il 35% dall’agricoltura: o meglio, dall’interazione tra l’ammoniaca prodotta da fertilizzanti e deiezioni del bestiame con i nitrati e i solfati prodotti dalle automobili. Se si sposta la lente di ingrandimento sulle città, però, il dato che balza all’occhio è senz’altro il ruolo giocato dal diesel all’interno di questo quadro. Non solo a livello italiano, ma anche sul piano europeo come è emerso qualche anno fa con il Dieselgate: lo scandalo delle emissioni.

Non è un caso, quindi, che negli ultimi anni molte città europee abbiano dato il via a una vera e propria messa al bando del diesel. L’annuncio del sindaco di Milano – stop alle auto diesel fino a Euro 3 da lunedì a venerdì – va quindi considerato all’interno di un contesto allargato. Rispetto al diesel e alla mobilità in genere, le cose stanno cambiando e l’Italia è in ottima compagnia. La Norvegia – che in questo è avanti anni luce – ha spostato il discorso su un altro piano: la nuova frontiera, a Oslo, è addirittura lo stop alle auto di qualsiasi tipo in città mentre il bando alle auto con motori a gasolio è previsto a livello nazionale nel giro di soli sei anni. L’Olanda segue a ruota. Nel paese dei mulini a vento l’innovazione in chiave ecologica fa passi da gigante ed è già stato dato il via all’iter legislativo che vieta la vendita di auto a benzina e a gasolio. Per il 2035 è invece previsto il divieto di circolazione delle auto nelle principali città. Parigi mira a bandire i diesel nel giro di due anni mentre la messa al bando di tutte le auto a gasolio dovrebbe essere effettiva entro il 2040, anno in cui non potranno essere più acquistate auto a gasolio nemmeno a Londra.

Quella in atto, insomma, è una vera e propria rivoluzione che – come tutte le rivoluzioni – è fatta di una pars destruens ma anche di una spiccata pars construens. Ciò che emerge dal panorama italiano ed europeo, infatti, non è solo un universo fatto di divieti e (in questo caso possiamo dirlo fuor di metafora!) di bastoni tra le ruote. Il tramonto del diesel, infatti, si sviluppa contemporaneamente allo sviluppo della mobilità sostenibile e all’approfondimento in chiave costruttiva di questa tematica. Tornando a Milano, per esempio, non è un caso che la città che sta dando il via allo stop al diesel sia anche il punto di incontro e di discussione di e-mob 2018, la conferenza nazionale della mobilità elettrica. Se è vero che il diesel marcia in direzione del viale del tramonto, è anche vero quindi che l’automobile non sembra affatto essere in procinto di estinguersi. Anzi. La mobilità sta cambiando: la diffusione capillare del car sharing, l’uso massiccio di mezzi pubblici di nuova generazione (basti pensare al programma Full Electric di ATM Milano), l’incremento delle vendite per quanto riguarda le auto elettriche, delineano un panorama in fase di rapido e vitale cambiamento. La rivoluzione procede non solo sulle due ma anche e soprattutto sulle quattro ruote. E viaggia veloce.

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