Cambiamenti climatici: cosa stanno facendo le grandi città europee?

A Barcellona si parla di cambiamenti climatici

Barcellona accoglie il secondo incontro internazionale della rete delle città che lottano contro i cambiamenti climatici. Interviene anche il sindaco di Milano.

Questa settimana si sono celebrate le giornate: “C40 Talks: Cities Getting the Job Done”, che sono servite a diffondere i piani di azione che alcune città stanno sviluppando per mitigare e per adattarsi ai cambiamenti climatici.

Marius Carol, direttore del quotidiano “La Vanguardia”, ha introdotto le giornate: “In questo momento storico in cui la popolazione è concentrata nelle città, queste devono occuparsi dei problemi delle persone. Le città […] devono farsi carico della lotta contro i grandi problemi che dilagano sul pianeta, come i cambiamenti climatici. Le città producono l’80% delle emissioni che generano i cambiamenti climatici, quindi anch’esse devono guidare le soluzioni. Molte delle città del pianeta stanno già riducendo le proprie emissioni e se non si impegnano maggiormente è perché gli stati non glielo permettono”.

La sindaca di Barcellona, Ada Colau, ha commentato: “Molte delle sfide che le città affrontano superano la dimensione locale, sono globali; per questo le città lavorano in rete e condividiamo soluzioni e risorse. Siamo la pista sulla quale atterrano i problemi globali, ma anche quelle che applicano le soluzioni”.

Tra meno di un mese la Polonia accoglierà la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2018, e mancano solo sei mesi alle elezioni del Parlamento Europeo. A fronte di questo calendario, Colau propone che le politiche climatiche facciano parte dei programmi elettorali.

“A Barcellona abbiamo da poco presentato il “Plano Clima” con misure quali la riduzione di emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto al 2005 e l’aumento del verde urbano di 1,6 kmq come misura di adattamento. Le città stanno lavorando in rete e vogliamo che gli stati siano all’altezza del compito di lasciare un mondo migliore alle nuove generazioni”, afferma la prima cittadina di Barcellona. “Gli Stati potrebbero sviluppare molte azioni se mettessero in campo coraggio e azione politica”.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha commentato che la sua città è molto attiva riguardo all’azione climatica, la gestione dei rifiuti, la mobilità e le politiche alimentari urbane. “Milano, trovandosi in una pianura con poco vento, ha grandi problemi di contaminazione atmosferica; per questo siamo lavorando sulla riduzione dei veicoli. 20 anni fa avevamo 70 auto ogni 1000 abitanti, ora ne abbiamo 51 e vogliamo ridurle.

Nel 2013 abbiamo attivato l’area “C”: si tratta di uno spazio nel centro della città dove si deve pagare per entrare con un veicolo privato e abbiamo ottenuto una riduzione del 40% del traffico. Ora stiamo per lanciare la zona “B”, che limita l’ingresso in città ai veicoli diesel. Questo avverrà dopo il febbraio 2019. Stiamo anche migliorando il sistema di trasporto pubblico con la costruzione di 5 linee metropolitane. La città sarà coperta e l’aeroporto sarà collegato al centro città in soli 14 minuti. Stiamo comprando autobus elettrici, promuovendo le biciclette e il car sharing. La mentalità dei giovani sta cambiando: non vogliono avere un’auto, ma condividerne l’uso.

Per quanto riguarda i rifiuti ricicliamo il 60%. Abbiamo un accordo con i ristoranti che donano gli avanzi di cibo ai bisognosi e così pagano meno tasse. Alla fine di ottobre avevamo una temperatura di 28 gradi e i cittadini di Milano stanno comprendendo che dobbiamo affrontare i cambiamenti climatici o la situazione diventerà critica”. “Ora è il momento di agire. Abbiamo un problema e non è un problema degli altri”.

Il sindaco di Atene Giorgios Kaminis ha affermato che anche in una situazione di crisi come quella di Atene è essenziale affrontare i cambiamenti climatici, in quanto colpisce soprattutto i più svantaggiati. Dal consiglio comunale è stata sviluppata un’applicazione per i telefoni cellulari per avvertire la popolazione delle ondate di calore affinché si rechi in luoghi freschi a cui ha accesso, o in aree verdi. Ci sono anche seri problemi di incendio. “Le città europee hanno due gravi problemi: i cambiamenti climatici e la migrazione e gli stati non stanno dando risposte, quindi noi dalle città dobbiamo agire perché siamo i più colpiti”, ha dichiarato Kaminis. E aggiunge: “Leggete i recenti annunci del Gruppo Intergovernativo di Esperti sui Cambiamenti Climatici (IPCC) sull’assunzione del rischio”.

Il sindaco di Berlino Michael Müller ha commentato che sono riusciti a ridurre le emissioni attraverso vari strumenti. Hanno sei società immobiliari metropolitane, una società pubblica che si dedica alle energie rinnovabili per l’edilizia abitativa e nell’ambito della mobilità stanno lavorando per introdurre l’auto elettrica, “anche se le grandi case automobilistiche del paese non l’hanno presa sul serio”, dice. L’ambiente e il clima rappresentano una questione trasversale e in ogni ministero di Berlino hanno bilanci applicati al cambiamento. “La politica ambientale non deve essere ridotta alle azioni dell’amministrazione, la cittadinanza dovrebbe vederne i risultati”.

La sindaca di Barcellona ha spiegato che il “Piano Clima” di Barcellona mette l’accento sulla giustizia climatica, dal momento che le grandi emissioni di gas si verificano nei paesi ricchi e il clima colpisce i paesi poveri e le popolazioni con meno risorse e più vulnerabili del pianeta anche all’interno delle nostre città.

 

Articolo di Pilar Paricio pubblicato originariamente su Pressenza e riprodotto su licenza CC BY 4.0

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