Un anno di 'smilitarizzazione' dell'Intifada

Mahmud Abbas (Abu Mazen), segretario del Comitato esecutivo per l’Organizzazione della liberazione della Palestina (Olp), ha rivolto questa mattina un appello per la ‘smilitarizzazione’ dell’Intifada per un anno. Da Mosca, al termine di un incontro col ministro russo Igor Ivanov, Abbas – citato dall’agenzia Interfax – ha aggiunto che se anche di fronte a tale eventualità Israele continuerà le sue azioni armate, sarà chiaro su chi grava la responsabilità del conflitto. Nel pomeriggio il ministro palestinese degli enti locali, Saeb Erekat, ha confermato la ‘demilitarizzazione’ dell’Intifada. “La direzione palestinese e il Fatah (schieramento di Yasser Arafat e principale componente dell’Olp) sono d’accordo per una tregua di un anno, che era stata proposta nel documento del Cairo e che Abu Mazen ha ripreso”, ha dichiarato Erekat all’agenzia France Presse. In effetti i dirigenti palestinesi avevano già avanzato il mese scorso nella capitale egiziana la possibilità del ‘congelamento’ delle operazioni anti-israeliane per facilitare il rilancio del processo di pace sulla base delle indicazioni del cosiddetto Quartetto (Stati Uniti, Russia, Nazioni Unite e Unione Europea) che prevede la nascita di uno Stato palestinese nel 2005. Una proposta, sostenuta dall’Egitto, bocciata però dai movimenti radicali. Da parte loro, in base a quanto diffuso oggi dal quotidiano on-line ‘Yediot Ahrono’, Ynet, le Brigate dei martiri di al-Aqsa hanno annunciato che torneranno a colpire Israele. In una nota, riportata da Ynet, il gruppo oltranzista palestinese comunica che ieri in Cisgiordania ha avuto luogo, in località segreta, una riunione tra leader delle Brigate al-Aqsa, delle Brigate Ezzedin al-Qassam (Hamas) e della Brigate Abu Ali Mustafa (Fronte popolare per la liberazione della Palestina, Fplp) nel corso della quale è stato deciso un inasprimento della lotta armata.

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