Aborigeni tornano a casa dopo duecento anni

Decine di scheletri di aborigeni australiani, conservati in musei di storia naturale britannici e altre istituzioni scientifiche simili, sono stati riconsegnati alla autorità di Canberra. I resti di sessanta persone sono soltanto una piccola parte delle migliaia di corpi che vennero portati via dall’Australia a beneficio di scienziati e curiosi, durante il periodo coloniale britannico. Ora, con una solenne cerimonia presenziata dal ministro degli Affari indigeni, Phillip Ruddock, sono stati collocati momentaneamente nel museo nazionale della capitale in attesa di procedere alla loro identificazione e, finalmente, dare loro il giusto riposo nelle terre dei loro padri. La popolazione aborigena ha sofferto duramente la colonizzazione del territorio australiano. All’arrivo dei primi europei nel 1788 la nazione indigena contava oltre un milione di persone, ma vennero decimati da deportazioni, lavoro forzato e nuove epidemie tanto che un secolo dopo in alcune zone, come la Tasmania, erano completamente scomparsi. Oggi ammontano a 257mila, circa l’1 per cento della popolazione complessiva.

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