La protesta di 27 piloti israeliani: "Ci rifiutiamo di attaccare i Territori"

Basta omicidi mirati: “Noi, piloti di notevole anzianità e tuttora attivi, ci rifiutiamo di compiere attacchi illegali e immorali, come quelli che Israele conduce nei Territori”.
Seguono ventisette firme: nomi e cognomi di riservisti e anche di militari in pensione dell’Aviazione israeliana che hanno deciso di schierarsi contro le scelte dei propri superiori. La loro lettera è stata consegnata ieri al generale Dan Halutz, capo dell’Air Force.
Le operazioni nei Territori, e in particolare gli omicidi mirati, sostengono i piloti ‘ribelli’, coinvolgono troppo spesso degli innocenti: “Noi, che siamo stati educati ad amare lo Stato d’Israele, ci rifiutiamo di prendere parte agli attacchi aerei contro centri abitati dalla popolazione civile”.
Tra i militari che si sono esposti con questo documento, figura anche l’ufficiale Yiftah Spector, che fu alla guida di uno squadrone di aerei da combattimento durante la guerra del Kippur, nel 1973. Il rischio per lui come per gli altri ventisei – nel momento in cui fossero richiamati in servizio e si rifiutassero di attaccare i Territori – è il carcere militare.
L’iniziativa di ieri ricorda il documento dei 52 riservisti dell’Esercito (oggi diventati centinaia), che il 25 gennaio del 2002 spiegarono così sui quotidiani israeliani il loro rifiuto di prestare servizio nei Territori occupati: “Abbiamo visto con i nostri occhi il sangue versato da entrambe le parti. Il prezzo dell’occupazione nei Territori è la perdita del carattere umano dell’Esercito dello Stato ebraico e la corruzione della società israeliana. Non siamo più disposti a dominare un altro popolo, a espellere, affamare, umiliare i palestinesi”.

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