Successo per la Conferenza di Sana'a

La Conferenza Intergovernativa di Sana’a organizzata dal governo yemenita e dall’associazione “Non c’è pace senza giustizia” si è conclusa con un successo provato dalla firma della dichiarazione conclusiva da parte dei 52 Paesi partecipanti. La ratifica del documento finale non è legalmente vincolante, ma è un importante impegno politico. Come ha commentato la leader radicale Emma Bonino è un “risultato insperato”.
Ma entriamo più nel dettaglio e andiamo ad analizzare i tre punti della Conferenza.

1. Democrazia. Gli organi legislativi (parlamenti) dovranno essere eletti da rappresentanze popolari. Istituzione di un sistema giudiziario indipendente e realizzazione della separazione dei poteri.

2. Diritti umani. Dovranno essere rafforzati e protetti i diritti dell’uomo, compreso quello fondamentale della libera espressione, indipendentemente dall’etnia o religione d’appartenenza. Rafforzare il ruolo delle donne e la loro partecipazione, proteggendole da ogni tipo di discriminazione e di riduzione dei loro diritti.

3. Corte penale internazionale. Il ruolo delle istituzioni giudiziarie internazionali dovrà essere rafforzato, come un elemento importante per la promozione del rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, compreso quello del Tribunale penale internazionale.

Insomma, i buoni propositi hanno caratterizzato la giornata di ieri in termini di democrazia e diritti umani nel mondo islamico. L’interrogativo più importante, però, è il seguente: i 52 Stati islamici partecipanti avrebbero lo stesso siglato all’unanimità il documento finale nel caso in cui fosse stato legalmente vincolante?
Questo a indicare che il successo della Conferenza di Sana’a va comunque preso con le molle.

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