Istituita la corte africana dei diritti umani e civili

E’ entrato oggi in vigore il Protocollo che istituisce la Corte africana dei diritti umani e civili. Lo ha riferito l’agenzia di stampa missionaria Misna, precisando che il nuovo tribunale non ha ancora una sede, visto che nessun Paese africano si è reso disponibile ad “ospitarlo”, e nessun giudice è stato nominato. Anche se sulla carta, questo nuovo strumento, che rappresenta una garanzia per la tutela dei diritti umani in Africa, teatro di gravissime violazioni e guerre ancora in corso, costituisce un significativo passo avanti. “Sono contento che si sia finalmente posta in essere questa istituzione promessa da oltre due anni – ha dichiarato alla Misna il padre comboniano Giuseppe Caramazza, direttore del Centro “New People Media” di Nairobi, in Kenya. – Sono un po’ scettico sulla capacità dei Paesi africani di accusarsi a vicenda e penso a quello che accade in Sudan, Angola, Uganda e in questo periodo anche in Zimbabwe”. Padre Caramazza ha poi detto che il primo lavoro del nuovo tribunale sarà di farsi conoscere tra i cittadini africani.
“Queste iniziative – ha riferito padre Claudio Marano, responsabile del centro giovanile Kamenge, a Bujumbura, in Burundi – servono soprattutto come testimonianza e sforzo per arrivare a una giustizia che garantisca diritti che siano reali per tutti. Una Corte per i diritti umani in Africa offre la possibilità per un intervento di altri Paesi nei confronti di quelli che hanno ratificato l’accordo”. Per ora il documento di ratifica è stato sottoscritto da 15 Paesi secondo il minimo richiesto, tra cui Burundi, Uganda, Algeria, Rwanda, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Senegal, Sudafrica e Libia, e sembra probabile che i giudici verranno designati a luglio in occasione del prossimo vertice dell’Unione Africana (Ua), che nel 1981, quando ancora si chiamava Organizzazione per l’Unità africana (Oua), approvò la Carta africana dei diritti dell’uomo.

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