Anwar Ibrahim torna in libertà

Anwar Ibrahim, ex vice primo ministro della Malaysia, è stato rimesso in libertà il 2 settembre scorso dopo sei anni di prigione. La scarcerazione è stata concessa dalla Corte Federale che ha accolto un appello di Anwar, inizialmente respinto, annullando le precedenti condanne. Nel 1998, Anwar sembrava il successore predestinato di Mahatir bin Mohamad, all’epoca primo ministro della Malaysia. Mahatir però non gradì le accuse del suo delfino di corruzione e nepotismo, di spese folli per mega-progetti a suo dire inutili come i grattacieli più alti del mondo di cui oggi è dotata la capitale Kuala Lumpur. Anwar venne rimosso dalla carica e arrestato in virtù dell’Internal Security Act che permette l’arresto e la reclusione per sei mesi senza bisogno di processo, prove e capo d’accusa.
Anwar venne accusato di sodomia dal suo autista e, al termine di un processo farsa, condannato a nove anni di carcere, aumentati a tredici per l’ulteriore accusa di abuso di potere.
Anwar è stato adottato come prigioniero politico di Amnesty International, l’organizzazione internazionale per i diritti umani. E un movimento politico – Reformasi – è nato sull’onda della protesta popolare.
La scarcerazione toglie molti problemi all’attuale primo ministro Abdullah Badawi. Ma per Abdul Hamid Mohamad, uno dei tre giudici della commissione federale, secondo quanto riportato dall’agenzia Asia News, non è abbastanza. “Riteniamo che la sentenza della Corte Suprema sia sbagliata. Avrebbero dovuto assolvere Anwar”.

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