Insegnante dona rene ad un alunno

Fra tante storie d’insegnanti messi all’indice negli Stati Uniti in seguito a rapporti sessuali con i loro allievi adolescenti, ecco una notizia esemplare che ha commosso un Paese spesso dominato dall’ethos dell’egoismo. Una giovane maestra di New Lenox, nell’Illinois, ha deciso di donare un rene a un suo allievo di 10 anni, la cui madre non era adatta a fare da donatrice. La vicenda si svolge nei pressi di Chicago, dove due anni fa Nandy Shafer scopre che suo figlio Brandon è affetto da policisti: una grave patologia nella quale il rene del malato viene attaccato da cisti che aumentano il volume, riducendone le funzioni, non solo del rene ma anche di altri organi quali fegato e milza. Quando nel gennaio del 2004 i medici la informano che, per sopravvivere, il figlio ha bisogno di un trapianto del rene, mamma Nandy si offre subito di donargli uno dei suoi. Poi, lo scorso novembre, la tragica notizia: i test medici effettuati rivelano che i suoi organi e gruppo sanguigno sono incompatibili con quelli del figlio.Disperata, la Shafer si mette in lista d’attesa per un rene che, la mettono in guardia i medici, potrebbe arrivare entro un paio d’anni: troppo tardi per salvare il piccolo Brandon. A modificare quella che appariva a tutti come una situazione disperata ci pensa Patricia Donohue, insegnante di Brandon alla quarta elementare della Oster-Oakview School di New Lenox. Venticinque anni, un passato come volontaria prima nei Peace Corps e poi a costruire case per i poveri nelle zone più indigenti ed isolate dei Monti Apalacchiani, la maestra si offre come donatrice, senza chiedere assolutamente nulla in cambio, per strappare Brandon Shafer al suo tragico destino. Per annunciargli la buona notizia, la Donahue si reca personalmente a casa del suo allievo, con dei palloncini colorati, una scatola di cioccolatini e una lettera dove si impegna a regalarle uno dei suoi reni. Nell’aprirgli la porta, Brandon e sua madre scoppiano in lacrime. «Credo che si sia trattato di un intervento divino», afferma più tardi la preside della scuola, «qui c’è lo zampino dell’Altissimo». Sfidando la volontà della sua stessa madre, Patricia andrà sotto i ferri il prossimo primo maggio. L’espianto sarà eseguito presso il Northwestern Hospital, mentre il trapianto avrà luogo al Children’s Memorial Hospital. Col suo gesto, precisa, intende «esprimere riconoscenza per un dono fatto alla mia famiglia». «Papà non sarebbe qui, oggi, se otto anni fa non avesse trovato qualcuno come me, disposto a sacrificarsi per dare la vita a un altro essere umano». Dopo l’operazione, a detta dei medici, Brandon, che a causa della malattia è cresciuto molto meno dei suoi coetanei, avrà uno sviluppo di quasi venti centimetri nell’arco di un anno.

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