Mafia: arrestati massimo Ciancimino e il suo legale

I Carabinieri del Comando provinciale di Palermo e i finanzieri del Nucleo speciale di Polizia valutaria del capoluogo siciliano hanno arrestato all’alba di oggi Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo condannato per mafia e morto nel 2002, e il suo legale di fiducia, che si trovava a Roma, Giorgio Ghiron. I due sono agli arresti domiciliari. Ciancimino e Ghiron sono accusati di riciclaggio, reimpiego e intestazione fittizia di beni, denaro, o utilità di provenienza illecita. Il riferimento è, in particolare, al patrimonio illegale accumulato negli anni da ‘don Vito’ Ciancimino. I due, secondo quanto accertato dalla Dda di Palermo che ha coordinato l’inchiesta, avrebbero portato all’estero un’ingente quantità di denaro illecito. Dall’alba di oggi sono in corso perquisizioni, tra Palermo e il Nord Italia. Quando morì, il 19 novembre del 2002, furono in tanti a pensare che don Vito Ciancimino, avrebbe portato nella tomba anche i suoi mille segreti. Fu proprio don Vito, il vero protagonista dell’intera vicenda, il regista del sacco edilizio di Palermo. Di lui parlò per primo il pentito storico Tommaso Buscetta, e il giudice Giovanni Falcone, trovò le prove per incastrarlo e arrestarlo. Ma lui, don Vito, non parlò mai. Malgrado ripetesse più volte ‘Se parlo io, cadranno pezzi d’Italia’, non profferì parola. Ma mandava messaggi criptati. Avrebbe anche dato il suo ‘contributo’ all’arresto del boss mafioso Riina. Secondo il pentito di mafia Giovanni Brusca, fu proprio Ciancimino senior a ricevere il famoso ‘papello’, contenente le richieste che i boss mafiosi di Cosa nostra avanzavano allo Stato per potere firmare la pace. Nel ’53 don Vito venne eletto nel Comitato provinciale della Democrazia cristiana, l’anno successivo diventò commissario comunale e nel ’56 assessore comunale alle Borgate e Aziende. Nel 1958 il grande salto. Diventò assessore ai Lavori pubblici a Palermo con Lima sindaco. E’ proprio in questo periodo che ebbe inizio il ‘sacco’ di Palermo, la cementificazione selvaggia della città con la devastazione di bellissime ville Liberty lungo il viale della Libertà per lasciare spazio ai costruttori mafiosi.

Lascia un commento