Uganda: i ribelli firmano la pace e vanno in Sudan

Il presidente ugandese Yoweri Museveni (nella foto) ha ordinato oggi la cessazione delle ostilità contro i guerriglieri dell’Esercito di liberazione del Signore (Lra), in seguito alla tregua entrata in vigore alle 06.00 di questa mattina. Il cessate il fuoco, concordato sabato scorso a Juba, capitale del Sud Sudan, potrebbe essere il primo passo verso la fine di un conflitto che dura da una ventina d’anni e ha causato migliaia di vittime civili.

Museveni, che è anche comandante in capo delle forze armate, ha ordinato ”di interrompere tutte le operazioni di ricerca e di distruzione dell’Lra”, riferisce un portavoce militare citato dall’agenzia stampa missionaria Misna. I soldati governativi non dovranno sparare contro i ribelli ”a meno che non lo esiga la difesa della popolazione”, dovranno tornare alle caserme ”e dedicarsi alla protezione della popolazione sfollata all’interno del Paese”. Un’analoga dichiarazione di cessazione delle ostilità è attesa a Juba dal leader dell’Lra Joseph Koni. I colloqui di pace dovrebbero riprendere alla fine della settimana, per raggiungere un accordo definitivo che potrebbe anche comprendere la trasformazione dell’Lra in partito politico.

L’intesa raggiunta sabato a Juba, grazie ad una mediazione internazionale cui ha partecipato la Comunità di Sant’Egidio, prevede che entro tre settimane i guerriglieri dell’Lra, stimati in alcune migliaia, si riuniscano in due punti di raccolta nel Sud Sudan sotto la protezione del locale esercito.

Joseph Koni, ex predicatore laico è anche ricercato dal Tribunale penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità. L’Esercito di Resistenza del Signore, che si batteva da una ventina d’anni contro il governo di Kampala a partire dal Sudan meridionale, è accusato di aver ucciso e mutilato migliaia di civili nell’Uganda settentrionale e di aver rapito decine di migliaia di bambini per costringerli a combattere nelle sue fila.

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