New York: si getta fra i binari per salvare un ragazzo

“Il Superman della metropolitana”, titola l’edizione on-line del New York Post, ma lui si considera solo un buon cittadino. Ma quanti “buoni cittadini” si sarebbero gettati sui binari della subway, proprio all’arrivo del convoglio, per salvare la vita a un’altra persona, per restare sdraiati fra le rotaie mentre il treno, sopra, correva? Wesley Autrey l’ha fatto. In una stazione di Harlem, New York. Poco prima di iniziare il suo turno di lavoro da muratore. Cinquant’anni, afroamericano, veterano della Marina americana e del Vietnam, si è posto di fatto solo un paio di domande, veloci veloci: “Che faccio, mi butto? Mi lancio per salvarlo?”. La risposta non ha fatto in tempo a darsela, perché s’è buttato prima.

Erano circa le 12.45, Autrey stava accompagnando a casa le due figlie, prima di andare a lavorare. A un certo punto, mentre aspettava la metropolitana, un uomo davanti a lui è caduto a terra, in preda a convulsioni improvvise. Autrey e due donne hanno cercato di aiutarlo. Cameron Hollopeter, vent’anni, ha cercato di rialzarsi, ma è ricaduto a terra, proprio al centro dei binari. Da lontano, cominciava a vedersi la luce della carrozza di testa del treno numero 1. “Dovevo prendere una decisione rapida”, ha raccontato l’uomo. L’ha presa. Si è gettato sul ragazzo, lo ha coperto col suo corpo, gli ha abbassato la testa – ed ha abbassato la sua – mentre il treno arrivava a velocità. Autrey, da lì per terra, ha sentito il rumore della frenata, ma si è sentito passare cinque carrozze sulla testa, col cappellino blu imbrattato di grasso, prima che la metropolitana riuscisse a farmarsi.

“Stiamo bene, siamo qui sotto”, ha gridato, quando il convoglio si è fermato. Ma la prima preoccupazione sono state le sue bambine: “Ho due figlie lassù, dite loro che sto bene!”.

Gli addetti alla metropolitana hanno tirato fuori i due uomini, e Hollopeter, che è uno studente della New York Film Academy, è stato portato presso il St. Luke’s-Roosvelt Hospital Center. Il ragazzo ha riportato solo alcune contusioni e qualche ferita.

Autrey ha rifiutato di essese soccorso dai medici, “non avevo niente che mi facesse male”, ha detto. E il giorno dopo, è andato a trovare il ragazzo in ospedale. “Non credo di aver fatto qualcosa di eccezionale – ha detto ai giornalisti – ho solo visto qualcuno che aveva bisogno d’aiuto. Ho fatto la cosa giusta”.

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