Nigeria: rilasciati Cosma Russo e Francesco Arena

Sono stati liberati ieri Francesco Arena e Cosma Russo, i due tecnici dell’Eni rapiti lo scorso 7 dicembre dal gruppo ribelle Movement for the Emancipation of the Niger Delta durante un assalto a una piattaforma petrolifera. Il rilascio, accolto con sollievo in tutta Italia, farà probabilmente calare l’attenzione della stampa sulla situazione nella regione del delta del Niger, dove le miserevoli condizioni di vita della popolazione continuano a essere ignorate dalle autorità e dalla comunità internazionale.

Il Mend non ha fornito spiegazioni sulla liberazione degli ostaggi, salvo rendere noto in un comunicato che “il loro rilascio è la risposta alle richieste di alcuni soggetti, richieste che non potevano essere ignorate”. Ora, degli oltre cento rapiti nel corso degli ultimi dodici mesi, in mano ai miliziani del delta rimane solamente un ostaggio francese. Ma la lotta, assicura la portavoce del Mend Cynthia Whyte in un’intervista concessa a PeaceReporter, non si fermerà qui. I ribelli continuano ad accusare il governo nigeriano e le compagnie petrolifere operanti nel delta del Niger di sfruttare il sottosuolo senza garantire lo sviluppo della popolazione, buona parte della quale continua a vivere sotto la soglia di povertà. “Le compagnie petrolifere pensano di poter continuare a fare i loro comodi, sfruttando la nostra terra e spogliando la popolazione dei suoi diritti”.

PeaceReporter ha più volte provato a contattare le compagnie petrolifere Shell e Chevron per raccogliere le loro dichiarazioni sulle accuse mosse contro di loro dai miliziani del delta, ma senza successo. Secondo la Whyte, “il rifiuto delle multinazionali di dare lavoro e favorire lo sviluppo della nostra gente ha contribuito a spingere la popolazione verso il crimine e la prostituzione. Per questo non possiamo condannare gli atti di rapimento, anche se solo per scopi di riscatto. Un popolo oppresso risponderà sempre alle ingiustizie, e l’anarchia nel delta è una diretta conseguenza dell’oppressione e della marginalizzazione perpetrata dallo stato nigeriano negli ultimi 50 anni”.

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