Irlanda del Nord: storico accordo

L’immagine richiama alla memoria altri momenti epocali e significativi del cammino dell’umanità verso la pace negli ultimi decenni. Come la famosa stretta di mano tra Yizthak Rabin, allora Primo Ministro israeliano, e Yasser Arafat, nel 1993 sul prato della Casa Bianca, con un sorridente Clinton a fungere da mediatore. Purtroppo le aspettative nate da quell’occasione non sarebbero state attese nel lungo termine: Rabin morirà dopo qualche mese, assassinato da un ultraortodosso ebreo e, complici anche gli avvenimenti politici internazionali, la Palestina oggi è calda come non mai.

L’accordo stipulato ieri in Irlanda del Nord, al contrario, può essere accolto come una vera buona notizia, la fine di quasi 40 anni di tensioni, con punte di inaudita violenza. I leader delle due comunità che dal 1968 rivendicano i rispettivi diritti, Protestanti e Cattolici, hanno deciso di sotterrare definitivamente le armi e dare vita al primo governo di unità nazionale nella storia dell’Irlanda del Nord. Il Reverendo Ian Paisley e il capo della minoranza cattolica Gerry Adams si sono seduti per la prima volta fianco a fianco, decidendo di dare una svolta definitiva alla difficile situazione del Paese.

Dal 1968, infatti, l’Irlanda del Nord risulta divisa tra una maggioranza protestane e unionista (fedele alla Corona), e un terzo di cattolici nazionalisti. I protestanti hanno sempre governato, estromettendo la minoranza cattolica dalla vita politica, economica e sociale. Discriminazioni che hanno portato in questi anni a duri scontri, anche armati. Dopo l’apice, raggiunto il 30 gennaio del 1972, in quello che è stato ribattezzato il “Bloody Sunday”, in cui 13 manifestanti cattolici, che rivendicavano l’uguaglianza dei diritti civili, furono uccisi dagli spari dell’esercito inglese, lo scontro si era intensificato sempre di più. Da una parte la repressione protestante e britannica (con la presenza dell’esercito, appunto) e dall’altra gli attentati, anche contro civili, dell’IRA (il gruppo armato cattolico).

Le parole del Reverendo Paisley, fino a ieri fautore di una politica di chiusura verso i cattolici, suonano oggi come una vittoria dell’umanità e della razionalità sulla violenza e sull’intransigenza: “Non dobbiamo permettere che la nostra giustificata ripugnanza per gli orrori e le tragedie del passato diventi un ostacolo a un futuro migliore”. D’altro canto il leader cattolico Adams ha ribadito che “qui e ora si apre una nuova era per il nostro popolo”. L’8 maggio è la data stabilita per la nascita ufficiale del nuovo governo, del quale Paisley (prima conosciuto, per il suo estremismo, come “Mister No”) sarà Primo Ministro e Martin McGuinness, vice di Adams ed ex comandante dell’IRA, vicepremier.
Condizioni necessarie per l’accordo sono state il disarmo dell’IRA e il riconoscimento, da parte dei cattolici, della polizia, considerata fino ad ora solo un alleato dei protestanti.

Questa è davvero una buona notizia, in un periodo tanto incerto e burrascoso per i rapporti tra popoli e culture diverse in tutto il mondo. Il Reverendo fondamentalista e il capo di un’organizzazione armata che smettono di combattersi e si siedono ad un tavolo insieme per migliorare il futuro della propria gente.
Per scrivere la parola pace, dopo 40 anni, su una terra troppo segnata dall’odio e dall’intolleranza. E per dare finalmente un esempio positivo da seguire. In nome dell’umanità e dei suoi valori più genuini.

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