Obama parla all’Islam

Il Presidente statunitense Barack Obama si è recato al Cairo, dopo la sua visita di ieri in Arabia Saudita, il luogo dove l’Islam ha avuto inizio, per rivolgere a tutta la popolazione musulmana uno storico discorso di riappacificazione (dopo l’era Bush e l’11 settembre) e mirato alla cooperazione tra tutte le tre maggiori realtà religiose monoteistiche. Il luogo scelto per la pronuncia del discorso è carico di simbologia: si tratta dell’Università di al-Azhar, universalmente riconosciuta come il fulcro della vita intellettuale e religiosa dell’Islam istituzionale sunnita, una sorta di Città del Vaticano dell’Islam (sebbene, è bene ricordarlo, la religione islamica non preveda l’istituzione di una gerarchia ecclesiastica assimilabile a quella cattolica).

Il Presidente Obama ha compiuto dei passi molto importanti per un possibile futuro dialogo tra i Musulmani ed il mondo occidentale, dichiarando che gli Stati Uniti, questo il suo impegno personale, sono in cerca di un nuovo approccio alla questione legata ai rapporti con il Medio Oriente e la religione islamica in generale. Ha distinto nettamente i due momenti dell’intervento in Afghanistan, giudicato inevitabile alla luce degli attentai dell’11 settembre e della copertura fornita dai Talebani ai leader di al-Qaeda, e, d’altra parte, della guerra in Iraq, quella sì una “scelta” che sarebbe potuta essere evitata (pur aggiungendo che gli Iracheni oggi stanno meglio, rispetto a quando erano sottoposto al regime di Saddam Hussein).

Ancora, Obama ha riconosciuto l’importanza imprescindibile della civiltà musulmana, nei secoli passati, per lo sviluppo dell’umanità intera e per i traguardi raggiunti in seguito dalla ricerca scientifica e tecnologica occidentale. Senza l’algebra o i sofisticati strumenti per la navigazione (solo per fare due esempi), ha ricordato implicitamente, non vi sarebbe stata quell’innovazione che ha portato la civiltà umana ad essere così avanzata. Allo stesso modo il Presidente statunitense ha ricordato quanto siano importanti i Musulmani negli Stati Uniti (in cui vi sono 1.200 moschee) e quanto questi siano integrati nel sistema statunitense, nel quale vivono nel rispetto degli altri e partecipando al progresso della nazione intera.

Il discorso del Presidente statunitense è stato accolto molto favorevolmente da gran parte del mondo musulmano; sia i media come al-Jazeera, che molti capi di Stato (dall’Iraq al Presidente dell’ANP Mahmoud Abbas) lo hanno giudicato in termini molto positivi. E’ evidente la discontinuità con il suo predecessore George W. Bush, sotto la cui amministrazione i rapporti tra l’Occidente e il mondo musulmano sono arrivati, probabilmente, a toccare il minimo storico. Il compito di Obama di ricucire i rapporti compromessi con l’Islam è molto arduo, ma il discorso di al-Azhar è un buon inizio.

In definitiva, a parte l’Iran che è alle prese con le elezioni presidenziali previste per il prossimo 12 giugno e i cui candidati non vogliono sbilanciarsi troppo a favore di Washington con il timore di perdere consenso interno (per cui Teheran ha reagito freddamente alle parole di Obama), solo Bin Laden ha duramente attaccato il Presidente statunitense. E’ chiaro che il suo messaggio di odio verso Obama (equiparato a Bush) sia un disperato tentativo di tenere agganciata a sè la base che segue la sua ideologia. Se Obama saprà conquistare i cuori e le menti dei musulmani anche Bin Laden avrà meno influenza in futuro.

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