Ritorno all'agricoltura

In Italia nei primi 6 mesi del 2009 sono nate più imprese agricole che industriali.

Secondo i dati Istat e Infocamere elaborati da Coldiretti, l’agricoltura è l’unico settore produttivo italiano a far segnare dall’inizio dell’anno un saldo positivo dello 0,21% e un aumento tendenziale del valore aggiunto dello 0,1%, rispetto al calo del 6% degli altri settori. Nei primi 6 mesi del 2009 sono nate 18.863 nuove imprese in agricoltura contro le 15.556 dell’industria. A differenza degli altri settori, alla scomparsa di numerose aziende agricole ha fatto seguito la nascita di nuove imprese, spesso molto innovative e gestite da giovani under 35.

Si calcola che in Italia le aziende agricole dirette da giovani con meno di 35 anni siano circa 107.000 (di queste, 1 su 4 a conduzione femminile), con un fatturato medio per azienda che supera del 75% il fatturato medio nazionale. In 8 casi su 10, il fatturato si spiega con la diversificazione delle attività effettuata dai giovani. Non più solo la coltivazione e l’allevamento tradizionali, ma anche tutela ambientale, attività didattiche e ricreative, trasformazione e vendita diretta dei prodotti agricoli, che rispondono a precise richieste di sicurezza alimentare dei consumatori. Tra le iniziative più originali ricordiamo gli agri-asili, che offrono ai piccoli un ambiente e un’alimentazione sani, le agri-gelaterie, che producono i gelati col latte proveniente dalla stalla e i norcini che realizzano salumi italiani di carne di capra e di pecora, ma secondo le regole kosher e halal per comunità religiose ebraiche e islamiche.

Nella maggior parte dei casi, i titolari under 35 di queste imprese sono laureati (con precedenti esperienze anche in altri settori) o studenti universitari (di Facoltà legate all’agricoltura e all’alimentazione), investono nel marketing, hanno un sito internet, offrono prodotti certificati. Infine, sempre secondo Coldiretti, la crisi non spaventa le imprese agricole più innovative, le quali, al contrario, hanno un numero di occupati doppio rispetto alla media nazionale e, nei prossimi 3 anni, prevedono una crescita costante del proprio fatturato.

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