Dalle terre confiscate alla mafia nasce l'eccellenza

By 24 Maggio 2012 Marzo 5th, 2017 Attualità

Sono già in molti a chiamarla “mozzarella della legalità”, gratificandola di un soprannome più che meritato: la mozzarella di bufala prodotta da “Terre di Don Peppino Diana-Libera Terra”, una cooperativa sorta sui terreni del casertano confiscati alla camorra, si è qualificata come un prodotto caseario di prim’ordine, conseguendo la denominazione DOP.

Come ha dichiarato Domenico Raimondo, presidente del “Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana DOP”: “La mozzarella della legalità prodotta da Libera, si fregerà del marchio DOP, dal momento che ha superato tutti i rigorosi parametri e controlli previsti dal disciplinare di produzione. Siamo felici di avere Libera tra i soci del Consorzio e siamo sicuri che ciò contribuirà in maniera significativa a rilanciare ulteriormente il più importante marchio DOP al Centro e al Sud Italia.” Davvero un bel traguardo per la cooperativa campana, che ha raggiunto un risultato di alta qualità.

“Terre di Don Peppino Diana-Libera Terra” è una cooperativa speciale, come si può desumere facilmente dal nome: dedicata alla memoria di un parroco assassinato a sangue freddo dalla Camorra nel ’93, la cooperativa sorge sui territori di Castel Volturno e Cancello ed Arnone, confiscati alla Camorra e convertiti in quartier generale di un’attività produttiva ecologica e sostenibile.

Promozione del turismo responsabile, produzione di energia pulita da biomassa, allevamento di bufale e produzione di mozzarelle: ecco le basi programmatiche di questo vivace microcosmo economico. La cooperativa casertana rappresenta un’iniziativa tutt’altro che isolata all’interno del panorama italiano.

L’idea di creare cooperative capaci di generare lavoro (oltre che prodotti agricoli di ottima qualità), utilizzando i terreni confiscati alla criminalità organizzata, costituisce una pratica piuttosto diffusa in Italia, con un picco al Sud ed alcuni esempi anche al Nord.

I promotori di queste iniziative, che si avvantaggiano della legge di iniziativa popolare 109/96 – nata sedici anni fa dalla mobilitazione promossa da “Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” di don Luigi Ciotti (nella foto a lato) – hanno dato vita a realtà caratterizzate da una base comune: l’obiettivo di creare lavoro nella legalità e di valorizzare le tipicità del territorio italiano utilizzando metodi produttivi rigorosamente green.

Accanto alla cooperativa casertana, esistono numerose attività che viaggiano sulla stessa linea d’onda: ricordiamo, ad esempio, la cooperativa siciliana “Placido Rizzotto” e, a Chivasso, la cascina sorta sui terreni confiscati alla famiglia Belfiore e intitolata a Bruno e Carla Caccia.

 

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