Pari opportunità: più donne nei CdA europei

Donne nei consigli di amministrazione “ex lege”: la Commissione europea sta studiando una nuova legge per riservare, in tutti i Paesi dell’Unione, il 40% dei posti alle donne. Perché, nonostante la metà dei cittadini europei sia femminile ed il 60% dei laureati sia donna, la presenza delle donne nei consigli di amministrazione (CdA) delle società quotate in borsa è solo del 14%.

Nei CdA delle principali aziende europee solo 1 membro su 7 è donna e i cittadini europei concordano sul fatto che si debba intervenire per eliminare questo squilibrio. Un recente sondaggio realizzato dalla Commissione Europea ha rivelato, infatti, che quasi 9 intervistati su 10 auspicano una parità di rappresentanza nei vertici aziendali (naturalmente, a parità di qualifiche). E che 3 europei su 4 sono a favore di leggi sulla parità uomo-donna nei consigli di amministrazione.

Analizzando i consigli di amministrazione delle maggiori imprese UE quotate in borsa, si evince che le donne rappresentano appena il 14% dei membri (contro il 12% nel 2010) e che solo nel 3% dei casi il presidente del CdA è una donna, un risultato quest’ultimo pressoché invariato rispetto a due anni fa.

“Aprire le porte alle posizioni apicali incoraggia le donne a entrare e rimanere nel mondo del lavoro, consentendo di sfruttare appieno le loro competenze e contribuendo in tal modo ad accrescere il tasso di occupazione femminile. Una maggiore rappresentanza delle donne nei vertici aziendali rafforzerebbe la competitività dell’Europa“, si legge in una nota ufficiale della Commissione Europea.

Negli ultimi anni, alcuni paesi membri dell’UE – come Norvegia, Francia, Belgio, Olanda, Italia e Spagna – hanno adottato una legislazione “ad hoc” per migliorare la rappresentanza delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa, con risultati positivi.

Tuttavia, l’imposizione per legge delle quote rosa nei CdA europei non trova tutti d’accordo. Pur sostenendo la necessità di affermare la parità di genere, alcuni parlamentari europei sostengono che Commissione non debba interferire nella gestione delle società quotate.

Secondo alcuni parlamentari UE, infatti, molti paesi membri stanno facendo progressi nel favorire la presenza di donne nei CdA e, quindi, fissare quote per legge ‘una “quota rosa” sarebbe di fatto inutile, quando molti paesi – come Francia, Olanda e la stessa Italia – si sono già dotati di leggi nazionali che puntano ad incrementare la presenza delle donne nei board delle società quotate in borsa.

Va ricordato che, lo scorso mese di agosto, il nostro Consiglio dei Ministri ha approvato lo “Schema di Regolamento con i termini e le modalità di attuazione della disciplina sulla parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società pubbliche costituite in Italia” (Legge n. 120 del 2011). Lo Schema di Regolamento è ora sottoposto al parere del Consiglio di Stato, prima dell’approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri.

 

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