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	<title>BuoneNotizie.it &#187; Salute &amp; benessere</title>
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	<description>Buone notizie dall&#039;Italia e dal Mondo!</description>
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		<title>Felicità: pensare al proprio tempo nel modo corretto</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 08:44:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Berardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & benessere]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[tempo libero]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tempo è denaro recita un detto, ma pensare in questo modo non è la giusta via per raggiungere la felicità, come dimostra un nuovo studio canadese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-15203" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/felicità-tempo1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Il tempo è denaro, recita un detto. E se questo è particolarmente vero nella nostra epoca stressata, un <a title='Original Link: http://www.rotman.utoronto.ca/facbios/file/DeVoe%20and%20House,%20JESP.pdf'  href="http://www.buonenotizie.it/?QcHUUdgT">nuovo studio</a> condotto dalla <a title='Original Link: http://www.rotman.utoronto.ca/index.html'  href="http://www.buonenotizie.it/?8YDkjLNl">Rotman School of Management</a> dell’Università di Toronto mostra <strong>come la giusta percezione del valore del tempo possa influire notevolmente sulla capacità di essere felici</strong>.<span id="more-15201"></span></p>
<p>Che significato viene dato, ai nostri giorni, al concetto di tempo libero? E’ qualcosa che trascorriamo serenamente o che riempiamo con molteplici altre attività? <strong>La modalità con cui pensiamo</strong> e, di conseguenza, <strong>viviamo il nostro tempo libero, può impattare in modo profondo sul nostro concetto di felicità.</strong>  <strong>Le persone che pensano al tempo in termini di denaro</strong>, infatti, mostrano<strong> una minore capacità di godersi il tempo libero rispetto a chi lo  vive in maniera più spensierata</strong>.</p>
<p>Per giungere a questo risultato, gli autori dello studio, <a title='Original Link: http://www.rotman.utoronto.ca/facbios/viewFac.asp?facultyID=sanford.devoe'  href="http://www.buonenotizie.it/?mJFgxzBb">Sanford DeVoe</a>, docente all’Università di Toronto, esperto in comportamento e gestione delle risorse umane, con il ricercatore Julian House, hanno condotto <strong>alcuni esperimenti su tre diversi gruppi di persone</strong>.  Ad un piccolo nucleo tra queste veniva chiesto, attraverso apposite domande, di pensare al proprio tempo in termini di denaro. Queste persone mostravano, come conseguenza di questa convinzione, una grande impazienza e una minore soddisfazione durante tutte quelle attività connesse al tempo libero, come ascoltare musica o navigare su internet, introdotte durante l’esperimento.</p>
<p><em>“Pensare al tempo come fosse denaro”</em> afferma Sanford DeVoe, commentando i risultati dell’esperimento <em>“può rendere difficoltoso raggiungere la felicità”.</em>  Lo studioso aggiunge  <em>“i<strong> risultati dimostrano infatti che pensare in questo modo, può cambiare il modo in cui il tempo stesso viene vissuto</strong>. Due persone possono avere la stessa esperienza, nello stesso lasso di tempo, ma averne una percezione molto diversa”</em>.</p>
<p>Il consiglio degli autori dello studio per vivere al meglio è questo: <strong>mantenere costante l’attenzione sull’impatto che pensare al tempo in termini “economici” può avere sulla nostra vita</strong>, soprattutto in un momento storico come questo in cui si assiste ad una crescita esponenziale dei lavori pagati ad ore.  <strong>Per permettersi sempre e comunque di godersi i piccoli momenti nel modo migliore</strong>.</p>
<p> </p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><strong><a href="http://www.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/2012/01/27/nasce-in-sardegna-luniversita-della-felicita/">Nasce in Sardegna l&#8217;Università della Felicità</a>       <br />
</strong><strong><a href="http://www.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/2012/01/02/%e2%80%9cassessorato-alla-felicita%e2%80%9d-istituito-a-ceregnano-rovigo/">Assessorato alla Felicità istituito a Ceregnano (Rovigo)</a>     <br />
</strong><strong><a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2011/10/25/contro-la-depressione-pensare-al-futuro-in-maniera-positiva/">Contro la depressione: pensare al futuro in maniera positiva</a>       </strong></p>
<p><strong></strong></p>
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		</item>
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		<title>5.000 passi al giorno: obiettivo ottimale per salute e portafoglio</title>
		<link>http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2012/01/27/5-000-passi-al-giorno-obiettivo-ottimale-per-salute-e-portafoglio/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 06:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Berardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & benessere]]></category>
		<category><![CDATA[attività fisica]]></category>
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		<category><![CDATA[prevenzione]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>

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		<description><![CDATA[Tre chilometri al giorno per mantenersi in buona salute. Basta poco e ne guadagna anche il portafoglio, con un risparmio di circa 700 euro all'anno. I dati sono stati divulgati recentemente dal SIMG, Società Italiana di Medicina Generale. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14958" title="Camminare3" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/Camminare3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />5.000 passi al giorno, che corrispondono ad una distanza di circa 3 km da percorrere quotidianamente.</strong> E’ questo l’obiettivo da raggiungere per mantenersi in buona salute, secondo quanto recentemente affermato dalla <a title='Original Link: http://www.simg.it/'  href="http://www.buonenotizie.it/?N6eRWce2" target="_blank">Società Italiana di Medicina Generale (SIMG)</a>. Con un beneficio in più, anche per il portafoglio: muoversi a piedi, lasciando quindi la macchina in garage, comporta un <strong>risparmio di circa 700 euro all’anno per persona</strong>.<span id="more-14938"></span></p>
<p>Muoversi, camminare e fare esercizio fisico: questo il segreto per mantenersi buona salute ed evitare problemi ben più seri, ad esempio l’ipertensione. I danni causati dalla<strong> sedentarietà</strong> non sono infatti da sottovalutare: <strong>solo in Europa, provoca circa 600.000 decessi all’anno</strong>, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.  Accanto ad essa, sono numerosi gli altri stili di vita sbagliati che gli scienziati legano all’insorgenza di malattie croniche come diabete, cardiopatie, ipertensione, cancro e osteoporosi. <em>“<strong>Camminare o pedalare ogni giorno</strong>”</em> afferma Claudio Cricelli, presidente SIGM “<strong><em>è una misura efficace per tenere sotto controllo questo ed altri fattori di rischio e permette di dimezzare il rischio di morte</em></strong><em>”</em> .</p>
<p>Questi dati sono stati presentati in Senato, ad un convegno nazionale dal titolo <em>”<a title='Original Link: http://www.ilritrattodellasalute.org/invito4.html'  href="http://www.buonenotizie.it/?hzDSUQSG" target="_blank">Il ritratto della salute e la medicina dei sani: modelli di sviluppo e strategie di comunicazione</a>”</em>.  La novità è quella di proporre <strong>un nuovo modo di concepire la medicina</strong>, in cui a farla da padrone sia la promozione di stili di vita corretti che evitino l’insorgenza di pericolose patologie. Come a dire, prevenire è meglio che curare. <em>“E’ necessario promuovere interventi per ridurre i principali fattori di rischio per le grandi malattie”</em> afferma il Antonio Tomassini, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato ”<em>come fumo di sigaretta, alimentazione scorretta, sedentarietà e abuso di alcol”</em>. Tomassini sottolinea anche che, per i danni diretti e indiretti che derivano da stili di vita sbagliati, lo Stato spende circa 60 miliardi di euro ogni anno.</p>
<p><strong><img class="alignright size-thumbnail wp-image-14941" title="Camminare fa bene alla salute e al portafoglio" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/Camminare2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Ma quali sono gli stili di vita corretti per attuare quindi “la medicina dei sani”?</strong> Secondo il Dr. Cricelli, il primo punto è l’<strong>alimentazione</strong>: <em>“La salute” </em>spiega <em>”si conquista e si conserva soprattutto a tavola, sin da bambini”. </em>E per capire quali siano i cardini di un’alimentazione corretta, Cricelli<em> </em>prosegue: “<em>il tradizionale <strong>modello alimentare mediterraneo</strong> è ritenuto oggi, in tutto il mondo, fra i più efficaci per la prevenzione ed è anche uno tra i più vari e bilanciati”</em>. Oltre ad un’alimentazione bilanciata, anche <strong>una giusta attività fisica</strong> rappresenta un importante step per mantenersi nell’ottimale condizione fisica.</p>
<p>Per approfondire: </p>
<p><a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2012/01/03/dieta-mediterranea-al-via-test-del-cnr-su-facebook/">Dieta mediterranea: al via il test del CNR su Facebook</a>              <br />
<a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2011/12/01/cervello-piu-attivo-con-dieta-ed-esercizio-fisico/">Cervello più attivo con dieta ed esercizio fisico</a>        <br />
<a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2010/11/19/la-dieta-mediterranea-patrimonio-unesco/">La dieta mediterranea patrimonio dell’UNESCO</a>         </p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Social network: non solo chat, ma anche prevenzione</title>
		<link>http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2012/01/24/social-network-non-solo-chat-ma-anche-prevenzione/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 06:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Berardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & benessere]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[Haiti]]></category>
		<category><![CDATA[network]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[I social network non solo solo chat, ma anche un mezzo per avere dati aggiornati sulle epidemie e sul loro diffondersi, in modo tale da poter progettare migliori interventi difensivi. Come dimostra il caso di Haiti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14845" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/HAITI2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />I social network come mezzo per avere dati aggiornati sulle epidemie e sul loro diffondersi, in modo tale da progettare migliori interventi difensivi.</strong> E’ il caso di Twitter, che ha permesso ad un gruppo di scienziati americani di verificare più velocemente che con i mezzi tradizionali, il diffondersi dell’epidemia di colera che ha seguito il terribile terremoto di Haiti del gennaio 2010. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sull’<a title='Original Link: http://www.ajtmh.org/'  href="http://www.buonenotizie.it/?6Al22xAM" target="_blank">American Journal of Tropical Medicine and Hygiene</a>.<span id="more-14842"></span></p>
<p>I social network non sono solo un mezzo per facilitare amicizie, contattare vecchi compagni di classe o condividere contenuti. La verifica, da parte di un team di ricercatori dell’Harvard Medical School di Boston, di circa <strong>190.000 tweet</strong>, in cui diversi utenti raccontavano l’epidemia, ha dimostrato che<strong> i messaggi descrivevano in modo aderente alla realtà il diffondersi del colera nell’isola</strong>.</p>
<p>La malattia ha contagiato circa 380.000 persone, provocando la morte di quasi 6.000 di esse, secondo i dati aggiornati a giugno 2011 dell&#8217;Harvard Medical School. Lo studio, la cui autrice principale è la ricercatrice Rumi Chunara, ha permesso di ricostruire i primi cento giorni dell’epidemia di colera ad Haiti solo attraverso queste fonti non ufficiali. Il quadro così emerso è stato comparato con quello emerso dai tradizionali metodi di ricerca.</p>
<p>Normalmente, in casi di epidemia, i dati raccolti attraverso gli organi ufficiali sono disponibili solo dopo alcune settimane. Le informazioni ricavate, invece, attraverso i social network hanno il grande pregio di essere fruibili in tempo immediato. Questo può permettere agli scienziati di avere dati in minor tempo rispetto ai metodi tradizionali e di <strong>pianificare strategie più efficaci per combattere la diffusione dell’epidemia</strong>.</p>
<p>Secondo le analisi effettuate da Rumi Chumara, l’anticipo nel caso di Haiti è stato addirittura di due settimane: <em>“La tecnica che abbiamo sviluppato” </em>afferma la ricercatrice <em>“può essere sviluppata ed impiegata per seguire da vicino l’insorgenza delle malattie in altre parti del mondo”. </em>Chiaramente, come sottolinea la ricercatrice, saranno necessarie ulteriori verifiche per determinare se i dati informali raccolti attraverso i social media siano effettivamente un metodo efficace per monitorare la diffusione delle epidemie. E in tal caso, il continuo <strong>riscontro tra i mezzi tradizionali e quelli forniti dai new media potrà permettere un miglior monitoraggio delle malattie infettive.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Dimagrire scrivendo le proprie emozioni</title>
		<link>http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2012/01/16/dimagrire-scrivendo-le-proprie-emozioni/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 09:07:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Berardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
		<category><![CDATA[dimagrire]]></category>

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		<description><![CDATA[Dimagrire attraverso la scrittura, raccontando i propri sentimenti e i propri valori. Uno studio spiega come questo sia possibile e come sia possibile perdere, tramite esso, circa 1 chilo e mezzo in quattro mesi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14614" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/ananas-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Scrivere delle proprie passioni, dei propri amici, dei propri valori</strong>, non avere paura di mettere a nudo le proprie emozioni sulla carta: sarebbe questa una <strong>probabile chiave vincente per perdere peso</strong> secondo una ricerca recentemente pubblicata sulla rivista <a title='Original Link: http://pss.sagepub.com/content/early/2011/12/07/0956797611421936.extract'  href="http://www.buonenotizie.it/?3GThYpOk">Psychological Science</a>. I dati rivelano che bastano solo 15 minuti al giorno per ottenere in circa 4 mesi una perdita media di 1 chilo e mezzo in più rispetto a chi non scrive.<span id="more-14613"></span></p>
<p>Lo studio, condotto da un team di scienziati del <a title='Original Link: http://www.renison.uwaterloo.ca/'  href="http://www.buonenotizie.it/?OWRiZEIC">Renison University College</a>, in collaborazione con l’Università di Stanford, è stato focalizzato <strong>sul senso di pienezza e di integrità percepito dalle persone</strong>. Un sentimento che spesso è minacciato da avvenimenti che capitano nel corso della giornata, come qualcosa che va storto o un litigio con una persona cara. Questo equilibrio <strong>può essere recuperato ricordando i propri valori chiave</strong>, per esempio quanto amiamo i nostri bambini. Proprio il mantenimento costante di questa sensazione di pienezza e di self control è importante anche per il controllo del peso.</p>
<p>Per verificare questo dato, è stato condotto <strong>uno studio analizzando un campione di 45 donne, di cui oltre la metà in sovrappeso</strong>. Le partecipanti allo studio sono state divise in due gruppi. Al primo di questi è stato dato un elenco di valori, come la famiglia, la creatività, la socialità, l’amicizia ed è stato chiesto di scrivere le proprie sensazioni circa quelli più importanti per loro, per almeno 15 minuti al giorno. Il secondo gruppo invece non effettuava questi esercizi di scrittura. Dopo quattro mesi, gli scienziati hanno verificato che <strong>le donne che scrivevano avevano perso almeno 1 chilo e mezzo</strong>, mentre le altre ne avevano addirittura guadagnato quasi un altro.</p>
<p><em>“<strong>Capire come ci sentiamo può avere un grande effetto nel controllo del peso</strong>”</em> afferma <a title='Original Link: http://www.renison.uwaterloo.ca/directory/ssi/Logel_Christine.shtml'  href="http://www.buonenotizie.it/?b6JRZlpU">Christine Logel</a>, docente di psicologia al Renison University College, una delle autrici dello studio, insieme con Geoffrey L. Cohen, <em>“crediamo che funzioni come un segnale che dia il via ad un processo ricorrente”</em>. La ricercatrice spiega infatti la possibile spirale positiva che si innesca con la scrittura: “<em><strong>è probabile che il pensare a ciò che è importante ci faccia sentire in pace con noi stessi senza sentire il bisogno di mangiare per stare meglio</strong>”.</em> Già in pochi mesi, secondo la ricercatrice, questo può fare la differenza. La Logel segnala anche che in molti altri studi è stato riscontrato che pensare anche brevemente ai valori della propria vita può avere un grande effetto in quelle situazioni in cui si sente la propria integrità minacciata.</p>
<p>E’ presto per dire se questo tipo di ricerca su se stessi possa funzionare per tutti, ma la Logel afferma <em>“<strong>Il mio sogno e il mio obiettivo è di arrivare ad un punto in cui le persone potranno deliberatamente  utilizzarlo come metodo per stare meglio</strong></em>”.</p>
<p>Per approfondire:</p>
<p><a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2011/09/10/arriva-la-dieta-del-buonumore/">Arriva la dieta del buonumore</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Progetti per il futuro: con un amico è meglio</title>
		<link>http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2012/01/08/progetti-per-il-futuro-con-un-amico-e-meglio/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 12:03:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Berardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerca scientifica]]></category>
		<category><![CDATA[Salute & benessere]]></category>
		<category><![CDATA[aiuto]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[benessere psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca scientifica]]></category>

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		<description><![CDATA[Avere un amico al proprio fianco aumenta la possibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: white;"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14497" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/amicizia-obiettivi1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />&#8220;Anno nuovo, vita nuova&#8221; recita un detto popolare. Ed in effetti capita a tutti di fare progetti in questa stagione: una nuova dieta, un piano di risparmio, la palestra&#8230; Secondo una ricerca dell’ESRC, &#8220;Economic and Social Research Council&#8221; - la maggiore organizzazione inglese che si occupa di temi economici e sociali - <strong>avere qualcuno, come un amico fidato o un familiare, con cui condividere i propri obiettivi, rende più facile realizzarli</strong>.<span id="more-14495"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: white;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: white;">Lo studio, condotto da <a title='Original Link: http://www.psyc.leeds.ac.uk/cgi-bin/10/people/index.pl?mc'  href="http://www.buonenotizie.it/?X8pBMb2v" target="_blank">Mark Conner</a>, dell’Istituto di scienze psicologiche dell’Università di Leeds, ha avuto per oggetto <strong>il raggiungimento degli</strong> <strong>obiettivi legati al miglioramento della propria dieta</strong> <strong>e all’aumento del proprio programma di esercizi fisici di diversi gruppi di volontari</strong>: alcuni di questi volontari sono stati lasciati liberi di stabilire da soli i propri traguardi e i metodi per raggiungerli. Altri, invece, definivano le proprie strategie accordandosi con un partner. I cambiamenti nelle abitudini sono stati verificati dopo uno, tre o sei mesi dall’inizio del test, utilizzando appositi questionari.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: white;">Il metodo su cui punta il team di ricercatori dell’Università di Leeds è basato su una specifica pianificazione del come, dove e quando una certa persona effettuerà una determinata azione. Già questo metodo, che prevede <strong>la progettazione in anticipo delle proprie azioni</strong>,  garantisce, secondo i dati del team stesso, una maggiore probabilità che l’azione positiva venga intrapresa. Gli studi sui volontari si sono concentrati su come <strong>l’aiuto di un&#8217;altra persona </strong>possa ulteriormente modificare il comportamento nei confronti di una determinata azione, <strong>aumentando la capacità di raggiungere la meta desiderata.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: white;"><em>“E’ chiaro”</em> afferma Conner, commentando i risultati dei test, <em>“che <strong>lavorare e progettare insieme ha realmente aiutato i volontari nel migliorare i loro esercizi</strong>”</em>. E continua affermando che <em>“questi schemi di comportamento possono fare una grande differenza nelle persone che seguono diete o  programmi per migliorare la propria salute e potrebbero essere ben applicati  anche in iniziative sociali legate al benessere</em>”.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: white;">Chiaramente, prosegue Conner, non è solo questo che garantisce il successo di una strategia, occorre la giusta motivazione e la giusta previsione dei propri comportamenti.  Ma, come in molti altri casi, <strong>la presenza di un amico sincero può rivelarsi una scelta vincente</strong>.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; background: white;"><span style="color: #333333;">Per approfondire:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="background: white;"><span style="color: #333333;"><a href="http://www.buonenotizie.it/misc/2011/09/28/infanzia-fattore-di-cambiamento-positivo/">I cambiamenti positivi partono anche dall’infanzia</a>   <br />
</span><span style="color: #333333;"><a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2011/09/02/se-vuoi-centrare-i-tuoi-obiettivi-segui-il-tuo-inconscio/">Se vuoi centrare gli obiettivi segui il tuo inconscio</a>    </span></p>
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		<title>Una vita &#8220;in fumo&#8221;: più felici se si smette</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 18:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Berardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Smettere di fumare e felicità sono due concetti collegati: lo dimostra una ricerca americana, effettuata studiando la percezione di benessere di più di 1.500 pazienti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14470" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/sigaretta-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></strong></p>
<p>Che smettere di fumare abbia positivi effetti sulla salute è cosa nota, ma che abbia anche <strong>benefici riflessi anche sulla qualità della vita</strong> è una novità recente. Uno studio americano, condotto da <a title='Original Link: http://www2.medicine.wisc.edu/home/people-search/people/staff/1117/PIPER_MEGAN_E/'  href="http://www.buonenotizie.it/?aj2TVbN2" target="_blank">Megan E. Piper</a>, dell’Università del Wisconsin, esperta nel curare le persone affette da tabagismo, e dal suo team,  ha dimostrato, dati alla mano, che chi smette di fumare ha, infatti, una vita migliore.<span id="more-14469"></span></p>
<p>Lo scopo dello studio è stato quello di indagare le relazioni tra benessere psicologico percepito e l’abbandono della sigaretta, <strong>analizzando lo stato mentale di oltre 1.500 persone</strong> che hanno partecipato alla  ricerca. Durante il percorso di cura e dopo aver raggiunto l’obiettivo di dare l’addio definitivo al tabacco, sono stati somministrati appositi questionari, come il QOLI, il Quality of Life Inventory, che misura alcuni parametri quali lo stato di salute auto-percepito, la filosofia e lo standard della propria vita, la qualità delle proprie relazioni, sia amicali che sentimentali. La compilazione dei questionari è continuata fino a tre anni dal raggiungimento dell’obiettivo.</p>
<p>I dati raccolti dimostrano che <strong>gli ex fumatori percepiscono una maggiore qualità della propria vita e una maggiore pienezza della stessa rispetto ai fumatori</strong>, ottenendo un punteggio superiore nei campi della salute, delle relazioni con i propri cari e delle emozioni positive.</p>
<p>Questo studio, che per la prima volta mette in evidenza <strong>l&#8217;importante correlazione tra abbandono del tabagismo e benessere della vita</strong>, potrà essere molto importante per motivare maggiormente chi desidera smettere di fumare. Secondo quanto affermato da Megan Piper, infatti, spesso i fumatori ritengono che abbandonare il pericoloso vizio del fumo possa ridurre significativamente la qualità della propria vita, cioè ritengono che “<em>sconvolga la routine, interferisca con le relazioni </em><em> e che la cessazione li privi di una strategia per affrontare fattori come lo stress. I nostri risultati suggeriscono che, nel lungo termine, <strong>le persone sono più felici e soddisfatte della loro vita se smettono di fumare</strong>, rispetto a quelle che non lo fanno&#8221;.</em></p>
<p>I risultati della ricerca sono pubblicati sulla rivista online <a title='Original Link: http://www.springer.com/about+springer/media/springer+select?SGWID=0-11001-6-1318023-0'  href="http://www.buonenotizie.it/?sofh7yH0" target="_blank">Annals of Behavioral Medicine</a>.</p>
<p> Per approfondire:</p>
<p><a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2011/12/11/tumori-in-italia-si-guarisce-di-piu-che-in-europa/">Tumori: in Italia si guarisce di più che in Europa</a>  <br />
<a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2011/12/08/napoli-la-sanita-che-funziona/">Napoli, ecco la sanità che funziona</a></p>
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		<title>Dieta mediterranea: al via test del Cnr su Facebook</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 06:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Fragale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un test scientifico costituito da 11 domande per valutare quanto il proprio regime alimentare si avvicini alla dieta mediterranea: è questo il test che è stato ideato dagli istituti di informatica, telematica e fisiologia clinica ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14311" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/dieta-mediterranea-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></strong>Un test scientifico costituito da 11 domande per valutare quanto il proprio regime alimentare si avvicini alla dieta mediterranea: è questo il test che è stato ideato dagli istituti di informatica, telematica e fisiologia clinica del Cnr di Pisa e che sfrutta il potenziale di diffusione di Facebook<strong><span id="more-14310"></span></strong>, uno dei <em>social network </em>più utilizzati e conosciuti.</p>
<p>Cosa si mangia, come si mangia, quanto si beve, quanto spazio si dedica all’attività fisica: in sintesi è questo il <em>software</em> ideato dai ricercatori del Cnr di Pis, che richiede solo qualche minuto o meglio, 11 click. Funziona esattamente come le applicazioni più utilizzate dai fruitori di Fb e consente, a tempo record, di <strong>ottenere sul proprio profilo una valutazione obiettiva &#8211; e scientificamente provata &#8211; di quanto la propria alimentazione risulti aderente ai principi base della dieta mediterranea.</strong></p>
<p>Il punteggio va da uno a dieci e tiene conto di una molteplicità di fattori che non riguardano solo l’alimentazione intesa in senso stretto. Il test messo a punto dagli studiosi italiani, non si rivolge solo agli abitanti del Bel Paese: oltre che in italiano, è infatti disponibile anche in inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese e dispone quindi di una capacità di diffusione davvero ad ampio raggio. L’obiettivo è duplice: fornire ai molti utenti di Facebook<strong> una valutazione dietetica scientifica e completamente gratuita </strong>e, al tempo stesso,  veicolare attraverso le informazioni di un <em>social network così </em>diffuso e, soprattutto, “giovane”, <strong>una campagna di prevenzione contro le numerose malattie che la nostra dieta mediterranea può scongiurare</strong>: diabete, obesità, Alzheimer, infiammazioni renali e diversi tipi di tumori.</p>
<p>L’iniziativa degli studiosi toscani del Cnr evidenzia il valore di una dieta più che collaudata, la cui formulazione sistematica risale agli studi condotti dal medico genovese Lorenzo Piroddi nel 1939. Se le pubblicazioni di Piroddi risalgono agli anni Quaranta, la dieta mediterranea intesa come “realtà alimentare” è molto più antica, anzi… arcaica. Piroddi si è, infatti, ispirato all’alimentazione tipica delle popolazioni del bacino del Mediterraneo. A questo proposito, basta considerare l’esempio del “pasto-tipo” di una famiglia del Regno di Napoli nell&#8217;anno 1811: 2 chili di pane, minestra di verdure con pesce fresco (o secco), frutta, olio d’oliva.</p>
<p>Il segreto della dieta mediterranea è tutto qui: un’alimentazione basata su un basso contenuto di acidi grassi saturi e un apporto maggiore di acidi grassi monoinsaturi (contenuti principalmente nell’olio d’oliva) e fibre. O &#8211; per dirla in parole più semplici- un&#8217;alimentazione fatta di <strong>pasta, pane, verdura, frutta, pesce e poca carne rossa</strong>, a cui gli esperti consigliano di aggiungere prodotti contenenti sostanze antiossidanti (carotenoidi, vitamine C ed E, polifenoli come quelli contenuti nel vino rosso). Insomma, lunga vita al carboidrato e anche (perché no?) a <strong>qualche moderato bicchiere di vino</strong>. La dieta mediterranea, in parte abbandonata negli anni del <em>boom </em>economico in favore di modelli nutrizionali di tipo diverso, si è riaffermata con forza a partire dagli anni Novanta.</p>
<p>Ricordiamo, infine, che <strong>nel novembre 2010, la nostra dieta mediterranea è stata dichiaratadall’Unesco “patrimonio culturale immateriale dell’umanità” , </strong>entrando a far parte di una delle classifiche più ambite, come terzo prodotto &#8220;culturale immateriale&#8221; italiano &#8211; dopo i pupi siciliani e il canto sardo a &#8220;tenores&#8221;).</p>
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		<title>Controlli sui pesticidi: l’Italia è in testa</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 10:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martina Fragale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca & società]]></category>
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		<description><![CDATA[Ottimi i risultati rivelati dal Ministero della Salute in merito al controllo dei livelli di pesticidi contenuti nei prodotti ortofrutticoli del nostro paese: secondo le stime, solo lo 0,6% della frutta fresca e lo 0,3% ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14317" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/pesticidi-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></strong>Ottimi i risultati rivelati dal Ministero della Salute in merito al controllo dei livelli di pesticidi contenuti nei prodotti ortofrutticoli del nostro paese: secondo le stime, solo lo 0,6% della frutta fresca <span id="more-14316"></span>e lo 0,3% dei cereali risulterebbero al di sopra del livello massimo consentito. Davvero un buon risultato, se si pensa che la media europea dei prodotti messi al bando risulta tre volte superiore.</p>
<p>Il Ministero della salute e le regioni garantiscono controlli ferrei, orientati a tutelare la salute di tutti i cittadini, ma soprattutto quella dei bambini. Il ministro alle Politiche Agricole, Mario Catania, afferma: “<em>Il consumo della frutta e della verdura fresca è la migliore pratica alimentare che possa essere consigliata, sia per gli adulti che per i bambini. <strong>La frutta, la verdura e i cereali italiani sono di qualità eccellente </strong>anche in virtù delle tecniche di produzione utilizzate dai nostri agricoltori, rispettose dell’ambiente e della salute dei consumatori.</em>”</p>
<p>Le parole del ministro capitano a proposito rispetto alla polemica che ha recentemente coinvolto il mondo pediatrico italiano; un paio di settimane fa, infatti, la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) aveva destato preoccupazione sostenendo che, in Italia, il 50% della frutta e il 35% del grano coltivati contengono quantità di fitofarmaci superiori alla soglia consentita e invitando di conseguenza i genitori italiani a preferire gli alimenti industriali ai cibi freschi. L’affermazione aveva immediatamente suscitato la reazione dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP), che aveva accusato la FIMP di salvaguardare gli interessi della grande industria.</p>
<p>I dati forniti dal Ministero della Salute, invece, confermano la qualità della frutta e dei cereali italiani, ma non solo: <strong>considerati nel quadro dell’evoluzione delle normative europee in materia di pesticidi, i risultati italiani rappresentano la prova tangibile di un <em>trend </em>decisamente positivo e non solo per quanto riguarda il 2011</strong>. A partire dal 2008, la Comunità Europea ha messo a punto una legislazione via via più efficiente in materia di controlli dei livelli di pesticidi, con il consolidamento del ruolo dell’EFSA (l&#8217;Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) come principale organo di valutazione nella fissazione degli LMR (livelli massimi di residui). In questo contesto, l’Italia ha maturato un percorso improntato ad un sensibile e progressivo miglioramento.</p>
<p>Già dal 2006 al 2007 (cioè prima dell’irrigidimento degli <em>standard </em>europei in materia) la percentuale di prodotti italiani contenenti quantità eccessive di fitofarmaci era scesa dal 4,4% del 2006 al 3,5% del 2007; nei due anni successivi la percentuale è ulteriormente scesa, passando dal 2,2% del 2008 all’1,4% del 2009. <strong>I risultati attuali, quindi, anziché costituire un’eccezione temporanea, sembrano confermare un <em>trend </em>ormai più che consolidato.</strong></p>
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		<title>Sbadiglia? Vuol dire che ti ama</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 14:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Berardi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità dal mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Se il vostro "lui" sbadiglia, è vero amore: a dimostrare che questo gesto corrisponda ad una sorta di "contagio emotivo" è una ricerca pubblicata dal CNR e dall'Università di Pisa. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14151" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/Sbadiglia-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Che sbadigliare fosse contagioso è cosa risaputa, ma che questo accada più spesso tra persone legate da forti rapporti affettivi  è una novità.  Lo studio, i cui risultati sono stati rivelati la scorsa settimana, è stato condotto dal CNR di Roma con l’Università di Pisa. Ad essere dimostrato, tramite l’analisi di diverse coppie, è che <strong>lo sbadiglio rappresenta proprio una forma di &#8220;contagio emotivo&#8221;</strong>.  <span id="more-14150"></span></p>
<p>Sono stati  <strong>109 gli adulti analizzati</strong> per un periodo di circa un anno, corrispondenti a 400 coppie “sbadiglianti”, dal team di studiosi capitanato da Ivan Norscia ed Elisabetta Palagi del Museo di storia naturale e del territorio dell’Università di Pisa e dell’Istituto di scienze e tecnologie del CNR di Roma. Di diversa nazionalità, <strong>sono stati osservati in varie fasi della giornata</strong>, durante i pasti, sul treno, al lavoro, etc. Le coppie comprendevano persone tra loro sconosciute, amici, parenti stretti come nonni e nipoti, genitori e figli, fratelli o compagni di vita.</p>
<p>I  risultati, pubblicati sulla rivista <a title='Original Link: http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.002847'  href="http://www.buonenotizie.it/?i7GMWdTu" target="_blank">PlusONE</a><strong>,</strong> li commenta Ivan Norscia, uno degli autori dello studio: “<em>L’analisi statistica ha rivelato che la presenza e la frequenza di contagio non è influenzata da differenze di contesto sociale o dalle modalità di percezione (sentire uno sbadiglio evoca una risposta tanto quanto vederlo, o vederlo e sentirlo), né da differenze di età, di genere o di nazionalità</em>”. Lo studioso prosegue  “<em>Ciò che influenza il contagio è la qualità della relazione che lega chi sbadiglia e chi ‘riceve’. <strong>È più probabile che una persona ‘ricambi’ se ad aver sbadigliato è una persona amata</strong></em><em>”.</em></p>
<p>La motivazione è supportata anche dai dati neurobiologici. Come spiega Elisabetta Visalberghi, coordinatore Unità di primatologia cognitiva - Istc-Cnr <em>&#8220;</em><em>Esistono studi che mostrano come <strong>le zone del cervello che si attivano durante la percezione di uno sbadiglio altrui sono in parte sovrapposte a quelle legate alla sfera emotiva</strong>&#8220;</em>.</p>
<p>Possiamo quindi dire che lo sbadiglio può essere indice non solo di noia, ma anche di empatia. E <strong>se quindi il vostro lui sbadiglia mentre gli parlate, non preoccupatevi. Potrebbe essere vero amore!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Disagio psicologico: la sfida di Vittoria Ardino e della Croce Rossa</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 14:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Isabella Berardi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha aperto a Milano il "Centro di Ricerca e Cura del Trauma Psicologico" per la gestione di traumi e disturbi post traumatici da stress.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2011/12/15/contro-il-disagio-psicologico-la-sfida-di-vittoria-ardino-e-della-croce-rossa/attachment/disagio-psicologico-2/" rel="attachment wp-att-14040"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-14040" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/DIsagio-Psicologico1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> Ci sono malattie che non si vedono ma non per questo sono meno insidiose. Ci sono eventi in grado di provocare nelle persone profonde ferite psicologiche, che isolano dagli altri, che lacerano l’anima:  <strong>ha aperto i battenti a Milano, il Centro di Ricerca e Cura del trauma psicologico</strong>. Lo gestisce, nella qualità di referente scientifico, Vittoria Ardino, che ha deciso di mettere al servizio della collettività la sua esperienza maturata all’estero. Ne abbiamo parlato insieme.<br />
<span id="more-14038"></span> Numerosi anni trascorsi in Inghilterra come docente di psicologia, tra gli altri incarichi, presso l’Università di Bedfordshire. Numerosi anni in cui, accanto alla ricca attività accademica, <a title='Original Link: http://www.sisst.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=82&amp;Itemid=85'  href="http://www.buonenotizie.it/?TooA0FHz" target="_blank">Vittoria Ardino</a> ha affiancato anche lo studio e il lavoro intenso per la gestione dei traumi e per i disturbi post traumatici da stress. E da qui, la volontà, il desiderio di<strong> avere un centro di questo tipo anche in Italia.  Che ora è realtà grazie anche alla Croce Rossa Italiana – Comitato Locale di Milano</strong>.</p>
<p><strong>I disturbi post traumatici da stress possono colpire ogni persona</strong>, ci spiega la Ardino, magari che si trovi in un momento di particolare fragilità, a seguito di<strong> un evento luttuoso</strong>, per essere stato coinvolto in un <strong>incidente stradale</strong>, per essere stato vittima di <strong>un abuso</strong> o aver vissuto sulla propria pelle <strong>un evento naturale traumatico,</strong> come un terremoto o una violenta inondazione. All’estero, apposite strutture si occupano stabilmente di fornire adeguato supporto psicologico a queste persone.<a href="http://www.buonenotizie.it/salute-e-benessere/2011/12/15/contro-il-disagio-psicologico-la-sfida-di-vittoria-ardino-e-della-croce-rossa/attachment/vittoria_ardino-1/" rel="attachment wp-att-14070"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-14070" src="http://www.buonenotizie.it/wp-content/uploads/Vittoria_Ardino-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>L’idea, infatti, come ci ha raccontato Vittoria Ardino, nasce  proprio <strong><em>“dall’esperienza dei ‘Trauma Center’ di origine anglosassone</em></strong><em>”</em>, che sono centri di cura per la salute mentale e per la depressione. Inoltre, precisa la Ardino, “<em>Il Centro Ricerca e Cura del Trauma Psicologico si basa sulle linee-guida internazionali e sugli studi più all&#8217;avanguardia nel campo della Psicotraumatologia. </em><em>Il Centro vanta collaborazioni internazionali, tra le quali l&#8217;Institute of Psychiatry di Londra”</em>.  Di primaria importanza anche il fatto che nel centro milanese esista una<em>“ <strong>strettissima sinergia tra cura e ricerca</strong>”.</em></p>
<p><em></em>Questo centro, grazie anche al contatto con altre strutture simili in Italia, potrà permettere una mappatura di questo tipo di disagio: “<strong><em>Non esistono in Italia dati epidemiologici certi relativi ai traumi psicologici</em></strong><em>” </em>ci spiega la Ardino <em>”anche se si stima che coinvolgano <strong>circa il 9% della popolazione</strong>”</em> .</p>
<p>Il centro nasce in stretta<strong> collaborazione con la Croce Rossa Italiana</strong>: quattro operatori qualificati gestiranno la linea telefonica, che spesso è il primo contatto per chi necessita di questo tipo di aiuto. Entro le 48 ore successive, uno psicologo contatterà l’utente affinché ci possa essere un incontro di persona nelle sale del centro. Il percorso, per chi si avvicina al centro, consiste in una prima serie di valutazioni psico-diagnostiche. Il Centro offre, inoltre, <strong>uno specifico servizio anche per i familiari</strong> di chi soffre di questi disturbi. Oltre ai membri della Croce Rossa, uno staff di 20 consulenti &#8211; tra psichiatri, psicologi e legali &#8211; si occuperà di coloro che si rivolgono al centro: <strong>la sfida è quella di creare una nuova cultura relativa a questi disturbi in Italia.</strong></p>
<p>Per contattare il Centro, si può telefonare alla Croce Rossa Italiana &#8211; Comitato Locale di Milano, ai numeri 02/33129257 o 02/33129301, dalle 11.00 alle 13.00 o dalle 18.00 alle 20.00, nei giorni di lunedì e giovedì.</p>
<p><em>Didascalia: un&#8217;immagine della Dr.ssa Vittoria Ardino tratta dal sito della &#8220;Società Italiana per lo Studio dello Stress Traumatico&#8221;</em></p>
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