Un giornalismo costruttivo la chiave per tornare a leggere i giornali?

Più buone notizie grazie a un giornalismo costruttivo

Partiamo da un assunto: i giornali – chi più chi meno – non vendono più. Ciò che gli editori maggiormente lamentano è la mancanza di lettori. Cosa fare allora? Un utile suggerimento arriva da un gruppo di ricercatori dell’Engaging News Project, spin-off dell’Università del Texas, secondo i quali, per attirare lettori è necessario dare maggior spazio al giornalismo costruttivo, ovvero a notizie e inchieste che, coprendo argomenti scottanti e inevitabili, cerchino però di andare oltre lo scandalo, esplorando quindi non solo il “cosa” e il “perché” ma offrendo suggerimenti su “come” superare e risolvere i problemi sociali evidenziati.

Per dimostrare l’impatto del giornalismo costruttivo sui lettori, il professor Alex Curry dell’Università del Texas, già membro dell’ufficio comunicazione del governatore Arnold Schwarzenegger, ha condotto un’indagine, i cui risultati sono contenuti nel documento “The Power of Solutions Journalism” (“Il potere del giornalismo orientato alle soluzioni”) su un panel di oltre 700 individui ai quali è stato chiesto di leggere uno di sei articoli ispirati a storie contenute nella colonna del New York Times, Fixes e relative a tre diversi problemi sociali: senzatetto, traumi infantili e povertà. Per ognuna di queste tematiche sono state preparate due diverse versioni di uno stesso articolo: una contenente la mera denuncia del problema e una seconda, identica alla prima, ma con l’aggiunta di una soluzione al problema.

Dopo aver letto uno di questi sei diversi articoli, agli intervistati è stato chiesto di rispondere a un sondaggio su quanto avevano letto. I risultati dello studio hanno mostrato che i soggetti a cui era stato presentato l’articolo con un approccio alla soluzione al problema, una volta letto il pezzo, avevano la chiara percezione di sentirsi più informati e interessati all’argomento, a differenza di quelli cui era stato chiesto di leggere la storia senza approccio costruttivo. Oltre a ciò, i ricercatori hanno notato che le persone a cui è stato chiesto di leggere “storie costruttive” non solo si sentivano più ottimiste, ma erano anche più propense a cercare altre storie che avessero lo stesso approccio, approfondire quanto letto e -molto importante per editori e inserzionisti- condividere la notizia sui canali social. Non è una novità, se ricordiamo che  qualche anno l’Università della Pennsylvania aveva già condotto uno studio simile sulle notizie positive.

I ricercatori dell’Engaging News Project sono dunque convinti che il giornalismo costruttivo (cui loro più spesso si riferiscono come “orientato alle soluzioni”) oltre ad essere un’interessante alternativa allo stile tradizionale d’inchiesta, sia anche uno strumento giornalistico efficace e utile sia per i lettori quanto degli editori e degli inserzionisti.

“Constructive News Project” è stato ideato da BuoneNotizie.it e realizzato con il contributo di Regione Lombardia e Fondo Sociale Europeo

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