Una petizione per non far morire la poesia della musica dal vivo

Pubblicato da Valentina Marchioni 9 luglio 2013 0 Commenti

Nelle scorse settimane,  web e giornali sono stati il teatro di un botta e risposta piuttosto singolare che ha avuto come protagonisti l’architetto Stefano Boeri (già assessore alla cultura del Comune di Milano) e l’Onorevole Massimo Bray, attuale ministro della cultura governo Letta.
Tutto ha inizio il 20 giungo, quando, sulle pagine del Corriere della Sera, Boeri pubblicava una lettera indirizzata al Ministro Bray, nella quale , l’ex assessore  poneva l’urgenza di creare una legge per non permettere alle live performance di morire.
In pochi giorni, la petizione ha raggiunto 24.971 sostenitori, a dimostrazione che la cultura non è morta e tantomeno scomparsa dalle priorità degli italiani….
Addirittura, l’argomento ha talmente tanto appassionato la società civile che i vertici di Rolling Stone Magazine, hanno organizzato per il 22 luglio un incontro per sostenere la richiesta di una legge al Teatro Franco Parenti.
Immediata (o quasi, ma bene così almeno c’è stata) la risposta del Ministro che ha fatto sapere: “Condivido la petizione di Stefano Boeri e ciascuno degli appelli che mi sono arrivati dal settore musicale italiano. Sono convinto che il Paese abbia bisogno di una legge che regoli non solo lo spettacolo dal vivo, ma l’intero sistema. Per questo stiamo predisponendo gli strumenti di conoscenza, condivisione e lavoro necessari per raggiungere questo obiettivo, che voglio realizzare insieme a tutti i soggetti che compongono la filiera musicale.
E’ tempo di far sentire la propria voce e ancora una volta il web si riconferma moderna agorà dove gestire l’azione civile e politica che regola il mondo.
La petizione in fin dei conti non ha grandi pretese… Si richiede principalmente una semplificazione burocratica per organizzatori di qualsiasi spettacolo di musica live e, nello specifico, di inserire una norma, sul modello della “Live Music Act”, la legge da poco approvata in Inghilterra (che liberalizza gli eventi di musica dal vivo con meno di 200 spettatori entro le ore 23 – e che incentiva le formazioni che si esibiscono “in acustico”) di introdurre l’autocertificazione per spettacoli dal vivo con meno di 200 spettatori.
Riportiamo di seguito il testo della petizione a firma di Tommaso Sacchi e Stefano Boeri:

 

Gentile Ministro Bray,

i Rolling Stones, gli Who, gli U2, ma anche i Beatles (nel mitico Cavern di Liverpool) hanno cominciato a suonare nei pub e nei locali dal vivo, per qualche decina di ascoltatore sparso tra i tavoli o in piedi con una birra in mano.
 
La musica, come ben sappiamo, non è un prodotto preconfezionato. 
Nasce in situazioni imprevedibili –un incontro casuale sui banchi di una scuola davanti a una pizza, sulla rete- e cresce in luoghi spesso occasionali: uno scantinato, un garage, una soffitta. Ma subito cerca, come l’ossigeno, un pubblico e uno spazio per mettersi in scena, magari davanti a pochi amici o parenti durante una festa, un matrimonio, una serata in un locale.

Aiutare la musica a crescere, significa offrire a migliaia di giovani donne e uomini la possibilità di suonare in pubblico e dal vivo. 
Offrire loro spazi da cui possano sprigionare la loro linfa vitale. Sapendo che l’investimento in musica moltiplica i valori iniziali; perché la musica non è mai solo tempo libero e intrattenimento, ma una corrente che accende la vita degli spazi in cui scorre, produce lavoro, attira pubblico, incentiva il turismo e alimenta la creatività. 
La musica è in altre parole una parte fondamentale della nostra economia; con un indotto esteso e articolato, che non riguarda solo chi fa parte della filiera (gestori, producer, autori, promoter, discografici, editori, artisti…), ma coinvolge e beneficia chi la musica la ospita, la promuove, la pubblicizza.

Eppure oggi in Italia fare musica dal vivo è sempre più difficile. Un groviglio di permessi, licenze, autorizzazioni rende oneroso e complicato organizzare momenti di ascolto live : sia per chi la musica la fa che per chi la ospita.

Noi crediamo, gentile Ministro, che una legge italiana sulla musica dal vivo sia oggi cruciale. 
Una legge che, in accordo con la SIAE e l’ex ENPALS (due oneri fissi per qualsiasi pubblico spettacolo) annulli le procedure burocratiche e i permessi per i locali –di qualsiasi tipo- che ospitano chi si esibisce dal vivo. 
Ci serve una normativa che stabilisca delle regole ragionevoli, come l’autocertificazione in rete degli spettacoli, una soglia massima di spettatori, orari condivisi per la musica su tutto il territorio nazionale; regole valide per tutti: gestori, artisti, fruitori, residenti.

Anche perchè una legge siffatta saprebbe affrontare nel modo più efficace i disagi prodotti dai fenomeni della cosiddetta “Movida”. 
Moltiplicando nelle città italiane l’offerta di spazi dove si suona dal vivo (musica classica, rock, indie, jazz, blues, folk..) si diluirebbe infatti quella esacerbata concentrazione di folla attorno ai pochissimi locali in cui si può fare e ascoltare musica anche in ore serali. Per parlare solo di Milano, in pochi anni abbiamo perso il Derby, il Capolinea, la casa; 139 luoghi che hanno ospitato dal vivo le sonorità di artisti diversi e straordinari come Jannacci, Chet Baker e gli Afterhours.

In Inghilterra dallo scorso ottobre è in vigore una legge, la “Live Music Act”, che liberalizza e gli eventi di musica dal vivo con meno di 200 spettatori entro le ore 23 – e che incentiva le formazioni che si esibiscono “in acustico”.
Una legge che ha già cambiato il panorama musicale delle città inglesi e che ha avuto nel nostro Paese una fortissima eco mediatica.

Un Ministro che ha presieduto per anni uno dei più straordinari eventi di musica dal vivo europei –la Notte della Taranta di Melpignano- può meglio di chiunque altro capire come una legge italiana sulla musica dal vivo sarebbe davvero, un “decreto del fare”.

 

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A proposito di Valentina Marchioni

Italiana per caso, cittadina del mondo per vocazione. Copywriter creativa, responsabile per attitudine, scrive e ricerca su tematiche relative alla società, all'uguaglianza e alla conoscenza! Collaboro con BuoneNotizie.it dal 2011, occupandomi di varie tematiche.

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