In Italia il bookcrossing corre sulle onde radio

‘Ciao! Questo non è un libro smarrito. Leggimi e rilasciami!’, è l’etichetta che portano incollata sulla prima pagina questi tomi vaganti, i cui proprietari segnalano l’abbandono del libro sul sito di Radio3. In Italia i primi ad aprire le danze del bookcrossing, il fenomeno affermatosi in America del libro che entra in un circuito – volume orfanello lasciato dai suoi legittimi padroni e che passa poi di mano in mano – sono stati gli avventurosi bibliomani della trasmissione di Radio3 ‘Fahrenheit’. Il seguitissimo appuntamento di cultura radiofonica capitanato da Marino Sinibaldi ha deciso che era venuto il momento di imitare gli Stati Uniti – dove il primo a depositare con tanto di cartellino un libro sulla panchina è stato un 36enne di Kansas City, Ron Hornbacker – e anche in Italia ha avviato il Movimento di Liberazione del libro usato. Dopo il successo delle prime opere ‘liberate’ dagli stessi autori di ‘Fahrenheit’, in coincidenza con il festival della letteratura di Mantova, adesso il sito è il punto di aggregazione dei bookgrossing italiani. Il numero dei volumi che vaga da Palermo a Milano ha superato il migliaio. In testa ci sono Emilia Romagna e Lombardia. E i bookcrosser sono scatenati, capaci di fare chilometri se sanno che c’è un povero sperduto, come è capitato sull’autostrada Roma – Napoli, dove un solitario guidatore, ricevuta tramite la radio la notizia che a una cinquantina di chilometri c’era un orfanello di carta, non ha resistito alla tentazione e ha fatto una deviazione. Prendere il libro intenzionalmente smarrito o lasciarne uno oggi è infatti un rituale, un atto un po’ magico dove il beneamato affidato al caso acquista un valore aggiunto: ‘Trattatelo bene’, scrivono Umberto e Maria Lorenza separandosi, evidentemente a malincuore, da una vecchia edizione Oscar Mondatori di un racconto di Giuseppe Marotta. Anche il luogo dove si deposita il tomo è correlato al suo significato: ecco avvistato sul traghetto per Cagliari “Oceano Mare” di Alessandro Baricco. Non per sbaglio, le scale della piscina comunale di Ivrea hanno ospitato “Il delfino” di Sergio Bambaren. Sicuro messaggio in bottiglia quel “Marcovaldo” di Italo Calvino, dimenticato sulla soglia di un ipermercato a Cuneo e segnalato da un e-mail che ne sottolineava la funzione di critica “al consumismo”. I libri liberati “parlano” e hanno una loro voce speciale. Adesso c’è chi ha depositato a Chieti, su una panchina, “Lettere contro la guerra” di Tiziano Terzani. In un bar di Sassari giacciono almeno un paio di volumi di Mario Rigoni Stern, narratore che la guerra ben la conosce; a Rossano Calabro spuntano i reportage sul Vietnam di Goffredo Parise. Ancora e sempre per ricordare il fronte su cui furono impegnati gli americani a Ivrea fa capolino il corrosivo “Niente e così sia” di Oriana Fallaci.

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