Alla ricerca di un piccolo film sui grandi temi della vita

La riscoperta dei valori importanti della vita, la famiglia, i rapporti umani, sono il tema centrale di una gradevole commedia che affronta in maniera lieve, problemi di stretta attualità, come quello della precarietà del lavoro e dello strapotere della pubblicità. “In good company” è uno dei film “a sorpresa” su cui puntare, in attesa dei fuochi di artificio di fine stagione (come “La guerra dei mondi” di Steven Spielberg e l’attesissimo “Star Wars – Episodio III”).
La storia è quella di un manager cinquantenne del settore marketing (Dennis Quaid), le cui idee su una gestione più etica e umana dell’impresa sono ritenute obsolete e poco confacenti alla logica del profitto ad ogni costo. Ecco che si ritrova quindi ad affrontare alcuni cambiamenti nella sua vita: un giovanissimo nevrotico manager rampante di 26 anni (Topher Grace) completamente immerso nel lavoro, tanto da non capire che il suo matrimonio è fallito dopo appena sette mesi, diventa il suo diretto superiore e si innamora della figlia (Scarlett Johansson), generando una serie di equivoci e situazioni ai margini tra il comico e il drammatico. Da un registro all’altro il film scorre con rapide pennellate, sfiorando la farsa o suscitando malinconia.
Insomma, forse non è un capolavoro, ma il regista Paul Weitz riesce nell’intento di mettere in scena una commedia facendoci uscire, dopo un’ora e quaranta minuti, un po’ più speranzosi e soddisfatti. Potere della fabbrica dei sogni? Chissà, ma in fondo, se c’è una cosa che gli americani sanno fare, sono proprio questi prodotti in cui i valori positivi trionfano. Ed ogni tanto è piacevole lasciarsi trasportare in questo immaginario…

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