Le meraviglie di Chagall in mostra al Vittoriano

Era il 1999. Il ventesimo secolo si chiudeva con una mostra, “Marc Chagall. Il Teatro dei Sogni” al Complesso del Vittoriano di Roma. Sono passati quasi otto anni. E quello stesso luogo – impreziositosi di nuovi spazi – oggi accoglie una delle più grandi esposizioni mai organizzate in Italia sul celebre artista russo, “Chagall delle meraviglie”, visitabile fino al 1 luglio 2007.

Curata da Meret Meyer – nipote del Maestro – e Claudia Beltramo Ceppi Zevi, la mostra riunisce quasi 200 opere, tra dipinti, gouaches, disegni, sculture e incisioni, provenienti da musei pubblici e collezioni private di tutto il mondo. Una retrospettiva allestita non tanto in ordine cronologico – dalle prime opere del 1910 si arriva alla fine degli anni ’70 – quanto per tematiche: presenti le grandi tele delle Crocifissioni e alcune tavole della Bibbia. “Se non fossi stato ebreo non sarei mai diventato un artista, o sarei diventato un artista molto, molto diverso…” affermava il maestro nel corso della sua lunga – scompare a S. Paul de Vence nel 1985, quasi centenario – e fortunata carriera artistica.

Una vena lirica nutrita dalle sue origini di ebreo russo, nato alla fine dell’Impero zarista da una modesta e numerosa famiglia, Chagall è il primo di nove figli. Nelle sue opere iniziali – La madre sul divano, La nonna e la sorella a tavola, Il padre e la nonna, David – egli descrive la città natale, i famigliari, il suo mondo con una sensibilità e dolcezza infinite. “I miei dipinti sono i miei ricordi” ribadirà sempre. L’arrivo poi a Parigi, dove divide lo studio con Modigliani, conosce Picasso, diviene amico di Apollinaire che dirà, dinanzi alle tele: “Soprannaturale..!”.
Nel 1914 rientra in Russia, sposa Bella Rosenfeld: gli anni più felici ed ispirati della sua arte. La passeggiata, Gli amanti in blu e in rosa, ne sono un esempio lampante. Partecipa alla Rivoluzione d’ottobre, lascia il suo paese nel 1922: Berlino lo attende, trascorrerà parte degli anni ’40 in America. Gli anni del secondo conflitto mondiale. Qui dipinge La caduta dell’Angelo, quasi un demone che trascina nel dolore il mondo intero. Soprattutto nelle celeberrime Crocifissioni – Resistenza, Resurrezione, Liberazione – vi è il simbolo del martirio del suo popolo durante l’Olocausto. Nelle sale accanto, le tavole dedicate alla Bibbia: Chagall è stato l’unico ad illustrarla dopo Rembrant. Dal 1950 il maestro si stabilisce definitivamente nel sud della Francia, dove sperimenta nuove tecniche: il collage nelle tele pensate per il circo, l’uso di cartoni nel bozzetto, presente in mostra, ideato per il soffitto del Teatro dell’Opera di Parigi, dipinto da Chagall nel 1960.

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