Oltre 8mila persone hanno ascoltato il Dalai Lama

Tenzin Gyatzo, quattordicesimo Dalai Lama, leader politico, carismatico e spirituale del popolo tibetano, vincitore del premio Nobel per la pace nel 1989, nonché fondatore del Mind and Life Institute, ha tenuto un seminario sulla meditazione al Palasharp di Milano a cui hanno partecipato ottomila persone il 7, 8 e 9 dicembre. A prescindere dal mero problema politico, che ha costretto le nostre Istituzioni ad incontri non ufficiali, i quali potrebbero comunque costare alla città di Milano la candidatura all’Expo 2015 a causa del veto delle autorità cinesi, possiamo però chiederci perché così tante persone hanno deciso di conoscere meglio il capo spirituale di una filosofia e di una religione così diverse dalle nostre radici giudaico-cristiane? O meglio ancora, cosa spinge tanti occidentali a seguire corsi di meditazione e di filosofie orientali?

Forse una risposta la si può già dedurre dal titolo del libro scritto dal Dalai Lama insieme allo psicologo Daniel Goleman “Emozioni Distruttive”.

Molte delle persone alle quali è stato chiesto il perché della loro partecipazione hanno dichiarato che il motivo principale era la curiosità. Comunque è sorprendente constatare quanti occidentali si affidino a discipline orientali per contrastare quelle che proprio il Dalai Lama definisce “emozioni distruttive”: la rabbia, il desiderio e l’illusione.

Nel libro viene descritto il beneficio fisico reso dalla meditazione. Infatti durante le pratiche meditative molte aree cerebrali migliorano il loro funzionamento, come evidenziato dalla Risonanza Magnetica Funzionale e dall’EEG. Inoltre aumentano anche le risposte neurochimiche, il rilascio di omoni e gli scambi tra neuroni. Tutto questo non può che tradursi in una sensazione di serenità e elevazione spirituale di cui noi occidentali siamo alla disperata ricerca.

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