Il design diventa utile e responsabile

Frigoriferi in coccio, pannelli solari fatti con pezzi di vecchie biciclette, ruote porta-acqua, borse con pannelli fotovoltaici incorporati per accumulare energia solare durante le passeggiate e illuminare le case di notte, filtri per l’acqua a 7 dollari, pompe d’irrigazione a pedali in bambù. Sono alcuni dei progetti di design sostenibile e low-cost pensati e costruiti “for the other 90%”, l’altro 90 per cento, cioè quei più di 5 miliardi di persone (sul totale di sei e mezzo che popolano la Terra) che solo raramente e con difficoltà possono avere accesso alle fonti primarie di sostentamento, come acqua, cibo, luce, trasporti, scuole.

Se pensiamo agli oggetti che ci stanno intorno e che usiamo abitualmente, ci accorgiamo che sono tutti frutto dell’idea e della realizzazione di un designer. Ma solo il 10 per cento della popolazione ricca del pianeta è destinatario di questi progetti, l’altro 90 per cento non ne avrà mai accesso non potendo permettersi di acquistarli.
“Design for the other 90%” è anche il titolo di una mostra promossa dal Cooper-Hewitt National Design Museum di New York che ha raccolto le migliori idee per mostrarle al mondo occidentale e per cercare di trovare nuovi progetti promuoverli. Le realizzazioni sono tutte raccolte sul sito dove gli oggetti sono presentati suddivisi in sei categorie: abitazioni, salute, acqua, educazione, energia e trasporti.
L’idea di realizzare oggetti di design low-cost si deve a Paul Polak autore del libro “Out of poverty”, e fondatore della International Development Enterprise (Ide), associazione no-profit attiva nei paesi in via di sviluppo con la quale sovvenziona queste invenzioni, che possono garantire non solo la sopravvivenza, ma anche un miglioramento della qualità della vita a decine di milioni di persone.
La Ide lavora dal 1981 in otto paesi (Bangladesh, Vietnam, Cambogia, India, Nepal, Zambia, Zimbawe e Myanmar), e la maggior parte dei suoi 600 impiegati è nativa dei luoghi in cui opera con lo scopo di raggiungere un obiettivo importante: aiutare 30 milioni di famiglie ad uscire dalla povertà entro il 2015. Finora, grazie alle tecnologie low cost, il risultato raggiunto è di 3 milioni.

Tra le invenzioni promosse c’è ad esempio LifeStraw, una cannuccia lunga circa 25 cm del costo di 3 dollari, in grado di filtrare l’acqua e rimuovere particelle fino a 15 micron ed i batteri che provocano tifo, colera e dissenteria. O ancora, la pompa di irrigazione a pedali in bambù, con cui i contadini possono contare su un surplus di prodotti da rivendere nei mercati locali dopo aver soddisfatto le proprie esigenze, o la Q-Drum, una ruota container per il trasporto dell’acqua molto più comoda rispetto ad altri contenitori visto che il suo peso viene sostenuto dal terreno.

“Design for the other 90%” vuole dimostrare come anche il design, concepito in modo responsabile e sostenibile, possa intervenire per risolvere molti dei problemi quotidiani della parte più povera della popolazione mondiale creando oggetti utili e al contempo poco costosi.

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