Riapre il Museo di Baghdad: cultura per pace e identità

Presso il Ministero degli Esteri a Roma, il ministro Franco Frattini, il ministro Sandro Bondi ed il ministro del Turismo e Antichità dell’Iraq Katan Abbas Al Jabouri, hanno annunciato la riapertura del Museo di Baghdad. Custode di parte fondamentale del patrimonio iracheno, elemento fondante dell’identità nazionale e componente di grande rilievo del patrimonio mondiale, torna così ad essere visibile, contribuendo al processo di democratizzazione della società. Si tratta di reperti provenienti da tutta la Mesopotamia che forniscono evidenza di come in quest’area geografica si siano prodotti processi importanti per la storia dell’intera umanità.

Aperto nel 1923, il museo è stato chiuso al pubblico nel 1991 a seguito della prima guerra del golfo. Tra il 10 e 12 aprile 2003 fu sottoposto a numerose incursioni di saccheggiatori che comportarono importanti danni alle strutture espositive, archivi e laboratori di restauro. Furono inoltre trafugati migliaia di reperti, una quarantina dei quali di eccezionale importanza. Dodici giorni dopo questi eventi, una delegazione governativa italiana giungeva a Baghdad per definire tempi e modi del nostro contributo alla ricostruzione dell’Iraq e, in questo contesto, alla riabilitazione del museo.
Inizia così un’operazione complessa e articolata alla quale contribuiscono il ministero degli affari esteri per il tramite della nostra ambasciata a Baghdad, la Direzione Generale per il Mediterraneo, la Task Force Iraq, la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Fondamentale è anche l’attività del Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale (che quest’anno celebra il 40esimo anniversario con tre grandi mostre a Roma, Firenze e Milano).

Tra il 2003 e il 2006 sono stati realizzati una serie di interventi. Nel 2004 sono stati donate e installate attrezzature e macchinari per i laboratori di restauro, che hanno iniziato la loro attività. Nello stesso tempo, è iniziata un’operazione di catalogazione di 3000 beni saccheggiati nel 2003. Sono stati sequestrati e recuperati 1636 reperti archeologici. Sono stati formati decine di funzionari iracheni specializzati in custodia di siti archeologici e recupero di opere d’arte.
Nel febbraio 2006 è iniziata la vera e propria riabilitazione dei locali del museo, con l’installazione di dispositivi di sicurezza e video-sorveglianza e di un nuovo sistema di illuminazione. Parallelamente si stanno lanciando progetti di riabilitazione di altri musei iracheni a Najaf, Dilania e Nassirya. Sono stati anche avviati progetti di formazione per esperti nella gestione del sistema museale, nonché per la conservazione. Il CNR ha infine portato a compimento un progetto che utilizza le tecniche informatiche più avanzate, realizzando un museo virtuale dell’Iraq, dando la possibilità al grande pubblico di avvicinarsi, attraverso un sito in internet, al patrimonio archeologico e storico-artistico iracheno.

Dopo 18 anni di chiusura, il Museo di Baghdad è stato, sia pur parzialmente, riaperto ai visitatori. Un esempio di come, anche nel turbine di una guerra intessuta da mille trame, sfugge sempre qualcosa di più importante e positivo. Contro la “chimera del fattaccio” esiste, sempre e comunque, la buona notizia. Un ulteriore passo in avanti, a testimonianza che la cultura è, prima di tutto, un lungo filo rosso che unisce ogni uomo e ogni civiltà nel corso dei secoli.

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