Come può la cultura migliorare l'economia del Paese

La cultura come veicolo per stringere vantaggiosi accordi politici ed economici. È la ricetta illustrata da Mario Resca, il dirigente incaricato dal ministro Sandro Bondi di valorizzare il patrimonio museale e artistico italiano. Mario Resca, direttore della nuova Direzione Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale nata dal nuovo regolamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha subito iniziato i lavori per rendere più efficiente il sistema culturale italiano. Il suo primo obiettivo è di razionalizzare la gestione e valorizzare la fruizione del pubblico attraverso un’azione più efficace sui musei, bisognosi di interventi strutturali, di un migliore allestimento e di una migliore capacità di comunicazione esterna. “Bisogna distinguere la tutela e la custodia del patrimonio dalla sua valorizzazione economica e turistica che può essere esercitata da figure professionali diverse – spiega Bondi – con spiccate capacità manageriali”.

Primo compito del direttore generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale è inventariare quella ricchezza ancora in parte inesplorata, costituita dalla rete di quattromila musei dislocati sul territorio nazionale. “Devo attirare turismo culturale, lavorare sull’immagine, fare marketing – ha spiegato – dalla risorsa dei beni culturali bisogna generare ricavi”. “I nostri musei devono offrire una accoglienza migliore: devono essere puliti, avere orari adatti alle aspettative del pubblico e suscitare dibattiti culturali. Dobbiamo comunicare ai visitatori che li aspettiamo ed essere fieri della cultura che abbiamo. Le mie esperienze precedenti serviranno a organizzare le risorse umane, migliorare il rapporto con loro, responsabilizzarle, creare entusiasmo: per avere visitatori contenti dobbiamo avere i nostri dipendenti altrettanto soddisfatti. Bisogna mettere insieme tutte le risorse e creare l’indotto sull’industria turistica culturale che è fondamentale anche per il rilancio dell’immagine dell’Italia”.

Una recente indagine di Confcommercio ha dimostrato come un euro investito nella cultura ne genera quattro di indotto. “Negli Stati Uniti un investimento nella cultura produce sette volte quello che rende in Italia”, afferma Resca. Esperto in management culturale, il dirigente ha da prima lanciato una lunga serie di novità per migliorare dall’interno il sistema cultura in Italia. Il secondo passo è stato quello di intessere legami con i paesi stranieri: ciò spiega le ragioni del viaggio che tra dieci giorni lo porterà a Dubai, Qatar ed Abu Dhabi. “Si tratta di una visita esplorativa – dichiara – per capire quali spazi può occupare l’Italia, soprattutto in ambito museale, in quella regione. L’obiettivo è prendere contatti con questi stati che hanno chiesto un incontro e hanno molto interesse a sviluppare rapporti in ambito culturale con l’Italia.” Continua Resca, “Bisogna creare dei ponti che muovendo dall’ambito puramente artistico finiscano per interessare e coinvolgere l’industria, il turismo e abbiano quindi riflessi economici.”

In particolare, si legge nell’indagine su “Cultura e Pmi (piccole e medie imprese)” realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format, le risorse pubbliche per il sistema cultura devono essere investite su tre strategie prioritarie: la valorizzazione del sistema museale e dei siti archeologici, l’implementazione di tecnologie per l’accessibilità sulla rete del patrimonio culturale italiano, infine l’organizzazione di grandi eventi. Il problema resta quello di razionalizzare e pianificare il sistema e stabilire dei principi e delle norme precise: va chiarito cosa si vuole ottenere sia dalla grande quantità di opere in continuo movimento, sia dai musei siti e beni immobili. Come far fruttare la ricchezza che il nostro paese custodisce dal punto di vista economico e culturale, senza mai dimenticare che questo tesoro va primariamente preservato per le future generazioni nel modo migliore possibile. Anzi, arricchendolo di nuovi contributi e valori culturali.

(Nella foto, San Girolamo nello studio, Antonello da Messina, 1474-1475).

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