Calder: il più innovativo scultore del XX secolo in mostra a Roma

 

Alexander Calder, "Big Red", 1959 - Whitney Museum of American Art, New York, © 2009 Calder Foundation, New York by SIAE 2009 - Photo: Geoffrey Clements

“Perché l’arte deve essere statica? Se osservi un’opera astratta, che sia una scultura o un quadro, vedi un’intrigante composizione di piani, sfere e nuclei che non hanno senso. Sarebbe perfetto, ma è pur sempre arte statica. Il passo successivo nella scultura è il movimento”, questa dichiarazione di Alexander Calder apparsa in un’intervista sul “New York World Telegram” nel 1932, accompagnava la nascita dei suoi mobile, la più rilevante innovazione espressiva della modernità. Sculture destinate a essere investite da una enorme popolarità, nelle quali l’artista armonizzò forma, colore e un movimento reale, concependo l’insieme come un “universo”, nel quale “ogni elemento può muoversi, spostarsi oscillare avanti e indietro in un rapporto mutevole con ciascuno degli altri elementi”.

I celebri mobile e stabile di Calder, le sue sculture realizzate con fil di ferro, i bronzi, le gouache, i disegni e i dipinti ad olio, saranno esposti in un’ampia mostra monografica, curata da Alexander S.C. Rower, Presidente della Fondazione Calder di New York, che si terrà a partire dal prossimo 23 ottobre nelle sale del Palazzo delle Esposizione a Roma.

 Alexander Calder (1898-1976), la cui carriera abbraccia gran parte del Novecento, è uno dei più celebri e stimati scultori del nostro tempo. Nato in una famiglia di famosi artisti di formazione classica, Calder ha utilizzato il suo genio innovativo per rivoluzionare il corso dell’arte moderna. Il primo passo è stato l’elaborazione di una nuova tecnica di scultura: delineare le masse suggerendone il volume con poche linee di filo metallico. Calder ha ottenuto la fama con l’invenzione dei mobile, sculture mobili composte da elementi astratti che, sospesi, si muovono seguendo un’armonia equilibrata e sempre diversa. Si è anche dedicato alla realizzazione di sculture monumentali per esterni utilizzando lamiera di acciaio e bulloni. Oggi i suoi magnifici titani abbelliscono le piazze delle città di tutto il mondo.

La retrospettiva del Palazzo delle Esposizioni, suddivisa il sette sezioni, documenta il suo intero percorso creativo, attraverso un repertorio dei suoi lavori più importanti accanto ai quali sono esposti alcuni sviluppi della sua ricerca meno noti al grande pubblico. Il percorso si snoda dagli inizi figurativi, con olii, gouaches e wire sculptures (sculture costruite con il fil di ferro), ai bronzi degli anni Trenta, sino alla scoperta dell’arte astratta e all’invenzione dei mobile e degli stabile.

Le grandi attrazioni della mostra sono alcuni dei suoi più celebri mobile, da Untitled del 1933, uno dei primi esemplari, a 13 Spines del 1940, conservato al Museum Ludwig di Colonia, Roxbury Flurry del 1946 e Big Red del 1959 del Whitney Museum di New York, Cascading Flowers del 1949 della National Gallery of Art di Washington, Le 31 Janvier del 1950 del Pompidou di Parigi, The Y del 1960 proveniente dalla collezione Menil di Houston. E’ esposto, inoltre, il mobile monumentale (il suo diametro supera gli otto metri) permanentemente collocato all’interno dell’aeroporto di Pittsburgh ed eccezionalmente concesso in prestito per la mostra al Palazzo delle Esposizioni.

L’invenzione del mobile fu solo uno dei suoi innovativi traguardi. Negli anni Trenta ha realizzato i primi stabile, sculture statiche chiamate così da Jean Arp, a sottolineare la loro caratteristica di essere opere non cinetiche “cui bisogna camminarvi intorno o passarci in mezzo”, al contrario del mobile che “danza di fronte a te”. Sculture spesso colorate e pervase di una forte carica di vitalità, astrazioni geometriche anche monumentali come La Grande vitesse, Sabot o Spiny, tutte presenti in mostra.

Fusione dei suoi due modi principali d’interpretare la scultura sono gli standing mobile. Sculture in movimento non più sospese nell’aria, ma ancorate a terra, come Little Spider dalla National Gallery di Washington, The Spider dal Raymond and Patsy Nasher Collection di Dallas o Pomegranate dal Whitney Museum di New York.

Sono esposte, inoltre, le celebri Constellations, tutte datate 1943 nelle quali le traiettorie segnate dai fili metallici collegano piccoli elementi di legno dipinto o di ceramica creando un sistema che ricorda, come accade spesso nelle opere dell’artista, un fenomeno celeste o una cosmogonia. Sono presenti in mostra anche alcune delle opere conosciute con il titolo di Tower risalenti al 1951, tra le quali Bifurcated Tower del Whitney Museum di New York e una selezione dei modelli in bronzo realizzati dall’artista nel 1944.

La grandezza dell’opera di Calder nell’aver introdotto una nuova nozione di scultura, basata sull’idea di movimento, di spazio aperto e di trasparenza, ha trovato una ennesima, eccezionale espressione negli stabile monumentali. Opere con le quali Calder ha rinnovato il concetto di scultura “pubblica”, realizzando sculture di grandi dimensioni perfettamente integrate agli ambienti per cui sono state pensate. In mostra sono esposte le maquette di alcune di queste sculture monumentali, che hanno riscosso così tanto successo al punto da diventate emblemi di prestigio in molte città del mondo.

“Calder”

Palazzo delle Esposizioni – Roma

dal 23 ottobre 2009 al 14 febbraio 2010

orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00 venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso

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