Appassionare i ragazzi alla scienza si può, parola di Margherita Hack

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“Appassionare i ragazzi alla scienza si può”: parola di Margherita Hack. La scienziata italiana di fama internazionale, in una bella intervista pubblicata da LINKIESTA, ha parlato dei problemi che la scienza incontra in Italia, suggerendo alcune semplici soluzioni: da un maggior sostegno alla ricerca ad un insegnamento più concreto ed appassionante delle materie scientifiche già alle scuole medie.

Novanta anni appena compiuti e ottimamente portati. E un curriculum che cercheremo di sintetizzare davvero in breve. La professoressa Margherita Hack (nella foto), ha insegnato astronomia all’Università di Trieste e ne ha diretto l’Osservatorio Astronomico, portandolo a rinomanza internazionale. Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Trieste. È membro dell’ Accademia dei Lincei e ha avuto varie collaborazioni con l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) e con la Nasa (National Aeronautics and Space Administration). Ma con il suo carattere e il suo modo di fare la professoressa Hack si fa amare ed apprezzare anche fuori dall’ambito scientifico. E non finisce mai di stupire.

– Guardare le stelle, professoressa, dovrebbe essere un’esperienza unica… Ma a furia di stare con il naso all’insù, non è che ci si dimentica poi della vita reale?
In realtà le stelle non si guardano. Oggi a guardarle non troveremmo nulla di nuovo rispetto al passato. Noi analizziamo le radiazioni emesse dalle stelle. Dalle conoscenze ricavate in laboratorio sulle leggi della radiazione, le leggi dei gas, le leggi della struttura della materia, ricaviamo quali sono le condizioni fisiche di una stella, la sua temperatura, la sua densità, la composizione chimica, la sua struttura interna, le fonti della sue energia (le reazioni nucleari), come il consumo di queste fonti faccia “invecchiare “ la stella e con questi studi deduciamo l’evoluzione di una stella.

– Parlando di scoperte scientifiche, bisogna dire che sono avvenute più scoperte in questi cento anni che non nei venti secoli precedenti. Come ce lo possiamo spiegare?
Nel passato una grande scoperta avveniva a distanza di secoli. Poi di anni. Nel XX secolo siamo arrivati a considerarle a distanza di mesi. Per appassionare i giovani alle scienze “dure”, matematica, fisica e chimica, occorre insegnarle meglio e di più alle scuole medie. Con più pratica di laboratorio e facendo lavorare in prima persona gli studenti.Inoltre, ci vuole più attenzione alla scienza da parte dei governi. Più finanziamenti per la ricerca. Più posti da ricercatore.

– La vita degli scienziati è diversa da quella degli altri?
Gli scienziati sono persone come tutte le altre. Anche se il loro lavoro può essere appassionante, vivono in questo mondo e ne condividono i problemi quotidiani, le passioni politiche e anche quelle sportive; possono essere atei o credenti, misantropi o amanti del prossimo, come tutti gli altri esseri umani.

– I nostri ricercatori fuggono all’estero. Ma manca il “brain drain”, cioè il ricambio tra giovani di diverse nazionalità. Quale potrebbe essere la cura perché questo possa accadere?
La cura? Più fondi per la ricerca e più attenzione ai neo dottori di ricerca. E non lasciarsi sfuggire i migliori!

Fonte:  www.linkiesta.it

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