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I politici spiano i cittadini… e i cittadini spiano i politici

Nel novembre 2002 l’amministrazione Bush ha lanciato il Total Information Awareness (TIA), un progetto di sorveglianza dei cittadini su larga scala. In risposta a questo progetto, Ryan McKinley, 26 anni, studente e ricercatore al Media Lab del MIT (Massachusetts Institute of Technology), ha sviluppato il Government Information Awareness (GIA). In questo sito ogni utente della Rete può inviare informazioni riguardanti i politici americani: attività, spostamenti, rapporti d’affari, ecc. Un modo, secondo McKinley, di correggere la “differenza nociva alla nostra democrazia” introdotta dal TIA. Online dall’inizio del 2003, ma ancora in fase di sviluppo, il sito dovrebbe presto adattarsi al modello dell’open source, in modo da garantire la propria sopravvivenza economica.

Ryan McKinley ha pensato di dar vita a Government Information Awareness immediatamente dopo avere sentito parlare del TIA, nel novembre 2002. Ha iniziato a lavorare su questo progetto due mesi dopo, il tempo di immaginare una strategia adeguata. “Io – spiega McKinley – sono come tutti gli altri, mi capita di leggere delle notizie, di rimanere perplesso, di chiedermi: dove stiamo andando e di avere voglia di reagire. Non sono un avvocato, sono un informatico, faccio ciò che posso utilizzando i computer. Perché una democrazia funzioni, occorre che il pubblico acceda facilmente all’informazione. I nostri politici sembrano avere dimenticato che se i cittadini sono sorvegliati, è vitale che dispongano di un contropotere. È questo contropotere che ho provato a ripristinare con il GIA”.

Il progetto ha suscitato finora un grande interesse e un certo dibattito, nonché una serie di articoli giornalistici. Questa copertura mediatica ha destato l’interesse di moltissimi utenti di Internet che hanno chiesto di partecipare al GIA. Ma il sistema progettato da McKinley non era adatto a supportare un così gran numero di utenti. Così, il ricercatore del MIT si è dovuto subito mettere al lavoro per implementarlo.

Uno dei punti delicati del progetto è il controllo delle notizie false inviate dagli utenti. Da questo punto di vista McKinley si dichiara molto vigilante. “Ritengo – spiega – che chiunque possa partecipare all’iniziativa. Lavoro dunque ad un sistema di tag e di filtri, sia di tipo tecnico che umano”.

Ovviamente, il secondo rischio è quello di essere citato per diffamazione da qualche politico. Ma McKinley non sembra essere particolarmente preoccupato da questo punto di vista. Attualmente il progetto è sostenuto solo dal MIT, ma il ricercatore vorrebbe creare una rete più vasta di condivisione delle responsabilità. A questo scopo, dovrà valutare l’opportunità di decentralizzare l’iniziativa. Una delle possibilità è di dare vita a un’applicazione peer-to-peer (P2P), anche se si tratta di un’opzione a lungo termine.

Il GIA, probabilmente, continuerà comunque ad allargare la sua sfera di azione e sarà sempre più impegnativo da gestire. Per il momento McKinley lavora da solo al progetto, ma prevede di farlo ancora per un anno, finché il MIT lo sosterrà. Dopodiché, conta più sull’aiuto della comunità degli sviluppatori che su un finanziamento.

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