Agosto, tempo di panettone a fin di bene

Panettone fa rima con Natale? Antichi! Il gastronauta Davide Paolini lancia la moda del panettone agostano. Ma non è un capricio né la solita trovata snob: è il riconoscimento del lavoro di chi il dolce lo fa tutto l’anno, anche dietro le sbarre. I panettoni di Ferragosto, che si gustano sotto l’ombrellone con il gelato, sono capaci di aiutare i detenuti del carcere Due Palazzi di Padova, coordinati dalla cooperativa Giotto, (consorzio Rebus) a imparare il mestiere di pasticcere e a ritrovare fiducia.

Anche Paolini, esperto di comunicazione e di cibo, dopo aver assaggiato la gustosa sinfonia del panettone dei carcerati di Padova, propone il dolce fuori stagione: secondo l’esperto il dessert natalizio andrebbe mangiato anche sotto l’ombrellone, liberandolo dall’angusto spazietto invernale in cui è stato relegato.

A rendere ancora più giusto lo “sdoganamento” del panettone estivo ci sono certamente sessanta pasticceri un po’ speciali, che creano, oltre a biscotti, brioche e marzapane, il famoso dolce lievitato da dietro le sbarre. E non come hobby, ma come un vero e proprio impiego ovvero responsabilizzazione e sfida con se stessi.

«Un piccolo miracolo – spiega il presidente del Consorzio Rebus, Nicola Boscoletto -. Abbiamo portato in carcere attività imprenditoriali e sociali: non facciamo assistenzialismo, realizziamo prodotti che poi vanno direttamente sul mercato e che vendiamo».

Il progetto è stato anche apprezzato da Jorge Rios, direttore dei Progetti di Sviluppo sostenibile dell’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime). «Non ho mai visto nulla di simile nelle mie peregrinazioni in giro per il mondo. Credo che la vostra esperienza – ha confidato Rios al presidente della Cooperativa Giotto – debba essere esportata come esempio e io mi impegnerò a farla conoscere».

A Padova, mani che prima hanno impugnato un’arma oggi impastano farina, lievito e pinoli e occhi che hanno fiammeggiato d’odio oggi guardano orgogliosi lievitare piccoli miracoli da forno. E non che ci sia compassione nel dire che il panettone “ergastolano” è buono: il “Piatto d’Argento” infatti non si vince per carità, ma per abilità: l’Accademia della Cucina Italiana ha giudicato il loro panettone il migliore del nostro territorio nazionale.

Bella soddisfazione per i detenuti, ma anche per la Costituzione Italiana che recita all’articolo 27: ”La pena deve tendere alla rieducazione della persona detenuta”.

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