Il futuro è condividere

Sarà l’euro, o il clima d’incertezza diffusa. C’entra anche l’effetto new global. Certo è che continuare a consumare – risorse, tempo, spazi – è impossibile. Fuori tempo massimo: illogico. La tendenza, forte, è piuttosto evitare gli sprechi. Preferire lo scambio al possesso e all’acquisto esclusivo, ottimizzare le risorse. In una parola: condividere. Perché conviene, specie in una società dove il numero di single cresce rapidamente. Nell’era dell’accesso, modellata più sulle reti che sui mercati, leasing, multiproprietà e noleggio prevalgono sulla proprietà. E Perry Barlow, teorico del cyberspazio e fondatore della Electronic Frontier Foundation, sostiene: «L’economia del futuro sarà fondata sulle relazioni più che sul possesso». Su risparmio e riutilizzo, come predica “The Tighwood Gazette”, foglio cult dei sostenitori della nuova austerità. Eccola la faccia del capitalismo 2002, la tendenza che sta superando le stesse profezie dei guru Usa: non essere proprietari esclusivi, ma avere la disponibilità di cose in comune. Forma diversa dall’affitto (che è pagare per la disponibilità temporanea di una cosa) e dallo scambio (che presuppone un dare reciproco): un mondo condiviso richiede la volontà di riciclare l’esistente e nasce dalla consapevolezza che le risorse scarseggiano.In pratica? A Milano, Bologna, Rimini e in altre città italiane, dopo l’esperienza dei taxi collettivi e delle pull-car per evitare l’inutile uso di più auto lungo gli stessi tragitti, prende piede il car-sharing, l’automobile in condominio, alternativa all’auto di proprietà (www.icscarsharing.it). Un’idea partita dalla Svizzera, apprezzata in tutta Europa, che consente di ritirare un’auto in parcheggi convenzionati, usarla per il tempo necessario, e pagare per l’effettivo utilizzo una cifra più bassa rispetto al noleggio. Vantaggi: niente tasse e assicurazioni, né spese per il parcheggio. E si dà una mano all’ambiente, riducendo il numero dei veicoli in circolazione e il tempo di utilizzo. Sempre più diffuso anche il code-sharing, adottato dalle compagnie aeree: in base ad accordi si impiegano gli aerei di un’altra società, evitando sulle stesse tratte voli incompleti. Le offerte di condivisione per viaggiare si estendono anche al mondo virtuale. Compartir.org, sito in otto lingue con quartier generale in Spagna, si rivolge a tutte quelle persone “che desiderano dividere le spese di viaggio, rispettare l’ambiente, risparmiare energia e condividere un’avventura”. Viavai.it contiene segnalazioni di chi cerca compagnia per condividere lo spostamento da un posto all’altro. Moltissimi i forum intitolati “viaggi condivisi” ).Si condivide anche per sfruttare al massimo il tempo. Per ottimizzare quello di lavoro, si diffonde in Italia la condivisione professionale: il job-sharing. Una forma contrattuale regolata dal 1998 da una circolare ministeriale che consente la suddivisione dello stesso lavoro tra più dipendenti. Un esempio? Marito e moglie si distribuiscono il carico complessivo, lavorando alternativamente in base alla loro disponibilità. Così migliora la vita di entrambi.L’ultimo esempio di questa nuova comunità è il book-crossing: abbandonare libri in luoghi della città, secondo una mappatura indicata on line (www.bookcrossing.com), per consentire letture condivise e scambi di opinione tra utenti sconosciuti. La condivisione, del resto, è la grande promessa della Rete. Essere un luogo aperto a tutti senza appartenere a nessuno; collegare i computer di tutto il mondo e condividere informazioni: con esempi di punta come il file-sharing sul quale poggiava Napster e i movimenti del free-software e dell’open source.”Sharing is having more” (condividere vuol dire possedere di più) teorizza Harry S. Dent Jr. nel bestseller americano “The Roaring 2000s” (Touchstone). Nascono da questo anche gli uffici condivisi, già adottati da compagnie come Coca-Cola, Boeing, Ibm e Microsoft, e gli uffici in affitto, completamente arredati e con tutti i servizi in comune, come nella conciergerie di un albergo: dalla segreteria al centralino, dall’ufficio traduzioni alla sala-riunioni. Si chiama “hotelling”, ed è l’ultima frontiera degli spazi di lavoro contemporanei.

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