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Saldi invernali ai blocchi di partenza

Come ogni anno, finite le feste arrivano i saldi invernali. Da dopo l’Epifania parte la grande corsa all’affare. Un’occasione per i consumatori di acquistare a prezzi più bassi in una fase in cui il costo della vita continua ad aumentare. E un’occasione per i commercianti per risollevare una stagione ancora una volta deludente. Le prime città a dare il via ai saldi saranno, il 7 gennaio, Milano, Napoli, Firenze, Venezia. Seguiranno il giorno successivo Genova e Cagliari, il 10 sarà la volta di Roma, Torino e Palermo, il 15 di Bari e il 17 di Bologna.
Prezzi scontati nei negozi, specie d’abbigliamento, per alcune settimane durante le quali i commercianti puntano a incrementare le vendite. E i consumatori ad acquistare capi che magari solo pochi giorni prima avevano prezzi inavvicinabili.
Interessanti quei prodotti che sono suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo perché passano di moda o perché hanno carattere stagionale. Specifiche leggi regionali li individuano nei generi di vestiario, negli accessori di abbigliamento, nelle calzature, ma anche negli articoli di pelletteria, sportivi, di elettronica. E scontati si possono trovare anche confezioni e prodotti tipici natalizi al termine del periodo di festa.
Le condizioni favorevoli di acquisto devono essere reali ed effettive. Pertanto, i prodotti dovranno indicare in modo chiaro e ben leggibile il prezzo di vendita al pubblico. In vetrina il cartellino dovrà indicare quello originario, la percentuale di sconto e il prezzo scontato.
Come già in passato, le associazioni dei consumatori hanno dato le loro indicazioni. L’Aduc ha messo a punto una sorta di decalogo. Non lasciarsi ingannare da sconti che superano il 50% del costo iniziale perché nessuno regala niente. Diffidare dei capi d’abbigliamento disponibili in tutte le taglie o in tutti colori: è probabile che sia merce immessa sul mercato solo per l’occasione e quindi con un finto prezzo scontato. Diffidare anche da chi impone il pagamento in contanti pur avendo esposta la segnalazione della convenzione con un istituto di carte di credito o con il bancomat. L’Aduc mette in guardia anche da quei negozi che espongono cartelli tipo “la merce venduta non si cambia”, perché esistono regole precise del commercio che impongono il cambio della merce non corrispondente a quanto propagandato o perché difettosa. Discorso diverso, invece, se è stata sbagliata la taglia o semplicemente si è cambiata idea. In tal caso, infatti, si può fare affidamento solo sulla disponibilità del negoziante, mentre non esiste un diritto del consumatore.

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