Acqua e America Latina: si ritirano le multinazionali

Dall’inizio del 2006 sono state registrate alcune importanti vittorie in relazione alla problematica della gestione delle risorse idriche in America Latina. Gli eventi piú significativi sono rappresentati dall’abbandono, da parte di imprese multinazionali dell’acqua, di contratti di concessione pluridecennali per la fornitura di servizi di acqua potabile e di fognature in alcuni paesi del Continente Sud-americano.
La presenza di attori privati che gestiscono servizi legati alla gestione dell’acqua, con una visione orientata al profitto, ha rappresentato in diversi casi un danno per le popolazioni locali, con un elevato incremento dei costi, un abbassamento della qualitá delle acqua e l’assenza del servizio in aree abitate da famiglie povere che non erano in grado di pagare le alte tariffe.
La risposta a questo stato di cose è stata la mobilitazione di associazioni, movimenti e singoli abitanti per garantire il diritto all’acqua e l’accesso universale alla risorsa, organizzati in una rete continentale che ha preso il nome di Red Vida, che ha stabilito forti legami con organizzazioni di tutto il Mondo, in particolare Europee come il ben noto Comitato per il Contratto Mondiale dell’Acqua.
Dall’inizio del 2006, possono essere registrati alcuni eventi fondamentali. La vittoria del popolo di Cochabamba in Bolivia, con la definitiva uscita di scena della Statunitense Bechtel, che ha rinunciato a chiedere indennizzi per mancato lucro dopo aver dovuto abbandonare la gestione dei servizi idrici della città. Il 6° Foro Mondiale in Venezuela lo scorso gennaio, durante il quale è stata prodotta la dichiarazione di Caracas, firmata da un grosso numero di organizzazioni soprattutto Europee e Latino Americane, ma anche del resto del Mondo, e che rappresenta il principio di una coalizione globale delle società civile. L’abbandono da parte di Agua de Barcelona (propietà azionaria della Suez) della gestione dei servizi idrici della costa dell’Uruguay, evento che va a riempire di senso la riforma costituzionale avvenuta con referendum popolare nell’ottobre 2004.
Il Foro Alternativo al 4° Foro Mondiale dell’Acqua (WWF), concluso alla fine di Marzo in Messico, nella cui dichiarazione finale si riaffermano le idee e le proposte emerse negli incontri precedenti. Si esclude qualsiasi forma di privatizzazione, compreso il partenariato pubblico-privato. Si rifiutano le richieste di indennizzo da parte di imprese internazionali, i trattati commerciali, gli accordi nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) in relazione all’acqua. Si chiede l’abolizione del Centro Internazionale di Dispute Relativo agli Investimenti (CIADI) della Banca Mondiale.
Intanto, mentre in Italia si è concluso il primo Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, che riaffermano il no verso qualsiasi forma di privatizzazione delle risorse idriche sia su scala nazionale che internazionale, i movimenti si preparano ai prossimi appuntamenti inseriti nell’agenda del 2006. A maggio a Vienna vi sarà il 2° incontro Europa – America Latina, a settembre in Bolivia la Riunione della Comunità Sudamericana di Nazioni, a dicembre a Bruxelles l’assemblea dei cittadini per l’acqua. Questi eventi saranno occasioni per valutare definitivamente la possibilità di organizzazione a livello globale e la creazione di una cultura dell’acqua, risorsa primaria per la vita, in modo che possa divenire il principio cardine che anima le decisioni dei politici dei nostri governi.

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