Nasce la prima banca dedicata al micro-credito per i bambini

La prima banca pensata intorno ai bambini lavoratori di strada, è nata nel 2001, da un progetto di Butterfly, un’organizzazione non governativa che si occupa di ragazzi lavoratori dal 1989. L’idea è stata dei ragazzi stessi, che la gestiscono come una cooperativa, in cui il ruolo degli adulti si limita alla garanzia. L’esperienza, nata in India, oggi si estende anche al Nepal, l’Afghanistan, Pakistan e Sri Lanka. In sostanza, si tratta di un istituto di micro-credito, che incoraggia le iniziative imprenditoriali o formative dei bambini di strada.

L’inconveniente di un piccolo lavoratore nel terzo mondo, è quello di vedere rubati o sperperati i pochi soldi guadagnati con giornate di fatica. Il fanciullo “cliente” dell’istituto di credito può così depositare evitando di essere derubato. Possiede un libretto di risparmio ed è libero di prelevare quando vuole, qualora non lo facesse per almeno 6 mesi, può usufruire di interessi maggiori del risparmio. Dall’età di 15 anni è possibile richiedere un prestito, per esaudire i sogni della propria vita. Il servizio dei prestiti è studiato sul modello del micro-credito, ovvero, le somme prestate sono corrispondenti al costo degli strumenti per l’avviamento o il miglioramento della propria attività imprenditoriale. Inoltre, la somma prestata, non può essere superiore al 20% del denaro in deposito.

Ma la grande conquista è stata la seguente: i bambini soci, con un’età inferiore ai 18 anni, possono eleggere le cariche amministrative, presidente, consiglio di amministrazione, assistenti e promotori, che devono essere esclusivamente bambini.
Il progetto prevede obiettivi importanti: la mentalità del risparmio in vista di un futuro migliore di quello attuale, educare i nuovi risparmiatori ad un sostentamento sostenibile, incoraggiando solo i “clienti” che risparmiano con regolarità. Favorire l’assunzione di responsabilità in età precoce, in quanto i bambini sanno di dover acquisire la capacità di gestire una piccola ricchezza. Per favorire questa importante formazione è stata creato un network di capacity building, in cui tutte le esperienze di questo tipo vengono messe a confronto costantemente. La ricerca e la documentazione in questo campo, invece, hanno due concreti obiettivi: la sostenibilità delle strutture che vengono create dai bambini, con l’avviamento di un meccanismo volto a questo scopo; la replicabilità dell’esperienza in tutte le parti del mondo in cui ci sono bambini di strada.

Nei giorni scorsi alcuni bambini ed educatori provenienti dall’Afghanistan, India e Sri Lanka, hanno incontrato i ragazzi italiani nelle scuole, per diffondere l’idea nel nostro Paese e per dire al mondo che di fronte al disastro economico che colpisce molti paesi, i bambini sanno costruire proposte alternative.

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