Finanziaria: approvate class-action e 'sconti' anti-pizzo

Sull’efficacia della Legge Finanziaria appena approvata dal Senato si discuterà probabilmente all’infinito, con maggioranza e opposizione ad insultarsi reciprocamente come da abitudine tutta italiana. Come ogni provvedimento molto articolato sono presenti ombre e luci: fra queste ultime spiccano due emendamenti approvati da ambo gli schieramenti. Di class action in Italia si parlava ormai da anni, e con sempre più frequenza dopo gli scandali finanziari Parmalat e Cirio che danneggiarono pesantemente milioni di piccoli risparmiatori. La pratica è in uso da tempo negli Stati Uniti, e grazie ad essa semplici cittadini possano essere tutelati e risarciti dai torti delle grandi aziende e delle multinazionali. In Italia l’azione risarcitoria potrà essere effettuata dai cittadini inseriti nell’elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti. Il ministro della Giustizia, d’intesa con il ministro dello Sviluppo, ha il potere di aumentare tramite decreto la platea dei soggetti ricorrenti. Poco dopo il nulla-osta del Senato il provvedimento è già finito nel mirino di Confindustria e parte della stessa maggioranza: possibili delle modifiche, ma l’impianto-base del testo dovrebbe rimanere inalterato.

Estremamente importante, specie nel meridione, anche l’altro articolo che prevede minori tasse per chi denuncia di essere sotto la minaccia del racket. Anche questo provvedimento è stato condiviso da gran parte dell’arco costituzionale e si basa su una forte riduzione delle aliquote di Irpef e Irap. In sostanza, gli imprenditori coraggiosi verranno esclusi dagli aumenti automatici delle imposte decisi dalle regioni per limare i loro disavanzi. Le agevolazioni, recita il testo, “sono mantenute nel limite annuo di 5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2008”.

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